Dopo una breve esitazione si diresse di nuovo al “Blade”, dove questa volta non si recò in redazione, ma in amministrazione, a incassare i suoi assegni e poi in archivio. Sfogliò i giornali di due mesi finché trovò quello che dava il resoconto dell’assassinio di Lola Brent. Comperò quel numero e i successivi per una settimana, oltre alle copie delle ultime edizioni dei dieci giorni precedenti. Era un fascio enorme di giornali, anche dopo che ne ebbe eliminato le edizioni domenicali, tanto che dovette prendersi un taxi per portarli a casa.

Quando fu arrivato, bussò alla porta della signora Randall: le pagò i trentasei dollari di debito, e altre due settimane in anticipo. Quando finalmente fu giunto in camera, accomodò sul letto la pila dei giornali, per poi dedicarsi alla ricerca di Greene sull’elenco telefonico finché trovò un J.J. Greene, che alloggiava al “Goodman Block” ed era agente teatrale. Formò il numero e, dopo una breve discussione con una segretaria, ebbe al telefono il signor J.J. Greene.

— Sono Sweeney, del “Blade” — annunciò. — Potreste dirmi quando uscirà dal “Reese” la vostra cliente?

— Sono molto spiacente, signor Sweeney, ma la polizia mi ha proibito di dare qualunque informazione. Se volete sapere qualcosa, dovete chiederlo a loro. Scusatemi, siete voi che avete scritto il resoconto di oggi sul “Blade”?

— Sì: sono io.

— Un bell’articolo. E un’ottima pubblicità per Iolanda. Peccato che abbia un contratto già firmato per altre tre settimane all’“El Madhouse”, perché altrimenti alzerei subito i prezzi.

— Allora potrà riprendere a ballare prima di tre settimane?

— Se tutto va bene, entro tre giorni. È stata una sciocchezza.

— Potrei venire a parlarvi, signor Greene? Nel vostro ufficio, se volete.

— A parlare di che cosa? La polizia mi ha proibito di parlare con i cronisti.