D’improvviso, allora, accaddero cento cose insieme. Prima di tutto, Sweeney riprese fiato. Poi Divisa Blu puntò con cura la rivoltella contro il cane e premette il grilletto. Il cane ebbe un sobbalzo, poi ricadde e giacque immobile nell’atrio, mentre Divisa Blu entrava, ordinando ad Abito Grigio: — Chiama l’ambulanza, Harry. E lega le gambe di quella maledetta bestia; non credo di averla ammazzata, dev’essere solo ferita.
A questo punto, Sweeney si ritrasse e nessuno gli prestò attenzione, mentre si allontanava verso nord al Delaware e voltava a ovest verso Bughouse Square.
Diomede non sedeva sulla panchina, ma non doveva essere lontano, perché la panchina era ancora vuota e nelle notti d’estate le panchine non restano vuote a lungo. Sweeney sedette ad aspettare il vecchio.
— Ehi, Sweeney — disse Dio, sedendo accanto a lui — ho preso un mezzo litro. Ne vuoi un sorso?
Era una domanda tanto sciocca, che Sweeney non si scompose nemmeno a rispondere, tranne che stendendo la mano. D’altronde, neanche Dio si era aspettato una risposta e già gli porgeva la bottiglia. Sweeney ne bevve una lunga sorsata.
— Grazie — disse. — Santi, se era bella, Dio. Era la più fantastica ragazza… — e bevve un altro sorso, più breve, prima di restituire la bottiglia. — Darei il braccio destro…
— Chi? — domandò Dio.
— La ragazza. Stavo andando giù per State Street e… — S’interruppe, comprendendo che gli sarebbe stato impossibile raccontare l’accaduto. — Lasciamo andare. Come hai fatto a trovare il whisky?
— Sono andato laggiù: te l’avevo detto che potevo benissimo trovar da bere, se proprio ne avessi avuto voglia. Prima invece non ne avevo voglia abbastanza. Si può ottenere tutto quel che si vuole, a patto che lo si voglia sul serio.
— Storie — rispose Sweeney, meccanicamente, poi improvvisamente rise. — Si può ottenere tutto?