[11] By its architectural character, I mean its character as a work of art. By the term “architecture” we properly mean not building merely, but the fine art of beautiful building.
[12] This has been based on the affirmations of Vasari, who states that it was Brunelleschi’s purpose to “restore to light the good [_i.e._ the ancient Roman] manner in architecture,” and that he had “pondered on the difficulties” involved in vaulting the Pantheon. Cf. _Le Opere di Giorgio Vasari_, Milanesi edition, Florence, 1880, vol. 2, p. 337.
[13] A copy of this document is said to have been preserved for some time in the archives of the Board of Works, but it seems to have disappeared subsequently. It is given, however, by several writers, Vasari and Guasti among them. There are slight differences of wording and of measurements between the transcripts of these two authors. That of Guasti is the most intelligible, and seems to agree best with the monument. It reads as follows: “In prima: la cupola, dallo lato di dentro lunga a misura di quinto acuto, negli angoli sia grossa nella mossa da piè braccia 3¾, e piramidalmente si muri; sicchè nella fine, congiunta con l’occhio di sopra, che ha a essere fondamento e basa della lanterna, rimanga grossa braccia 2½. Facciasi un’altra cupola di fuori sopra questa, per conservarla dallo umido, e perchè la torni più magnifica e gonfiata; e sia grossa nella sua mossa da piè braccia 1¼, e piramidalmente segua, che insino all’occhio rimanga braccia ⅔.
“El vano che rimarrà da l’una cupola all’altra, sia da piè braccia 2: nel quale vano si metta le scale per potere cercare tutto tra l’una cupola e l’altra; e finisca ’l detto vano a l’occhio di sopra braccia 2⅓.
“Sieno fatti ventiquattro sproni, che otto ne sieno negli angoli e sedici nelle faccie: ciascuno sprone negli angoli grosso dappiè braccia sette. Dalla parte di dentro, e di fuori, nel mezzo di detti angoli, in ciascuna faccia, sia due sproni; ciascuno grosso dappiè braccia quattro; e lunghe insieme le dette due volte, piramidalmente murate insieme insino alla sommità dell’occhio inchiuso dalla lanterna, per iguale proporzione.
“I detti ventiquattro sproni con le dette cupole sieno cinti intorno di sei cerchi di forti macigni, e lunghi, e bene sprangati di ferro stagnato; e di sopra a detti macigni, catene di ferro che cingano d’intorno la detta volta, co’ loro sproni. Hassi a murare di sodo, nel principio braccia 5¼ per altezza; e poi seguano gli sproni, e dividansi le volte.
“El primo e secondo cerchio, alto braccia 2; e ’l terzo e quarto, alto braccia 1⅓; e ’l quinto e sesto cerchio, alto braccia 1: ma ’l primo circhio dappiè sia, oltre a ciò, afforzato con macigni lunghi per lo traverso, si che l’una volta e l’altra della cupola si posi in su detti macigni.
“E nell’altezza d’ogni braccia 12, o circa, delle dette volte, sieno volticciuole a botte tra l’uno sprone e l’altro, per andito alla detta cupola; e sotto le dette volticciuole, tra l’uno sprone e l’altro, sieno catene di quercia grosse, che leghino i detti sproni e cingano la volta dentro; e in su detti quercie una catena di ferro.
“Gli sproni murati tutti di pietra di macigno e pietra forte, e le facce della cupola tutte di pietra forte, legate con sprone insino all’altezza di braccia 24: e da indi in su si muri di mattoni o di spugna, secondo che si delibererà per chi allora l’avrà a fare, più leggieri che pietra.
“ ... Murinsi la cupola nel modo di sopra, senz’ alcuna armadura, massime insino a braccia 30; ma da indi in su, in quel modo che sarà consigliato e deliberato per quei maestri che l’avranno a murare: perchè nel murare la pratica insegna quello che si ha da seguire.”—Guasti, _La Cupola di Santa Maria del Fiore_, Florence, 1857, pp. 28–30.