'ad unum montem qui vocatur Moschera[95] et venit in valem Randene[96] et misit dicere majori judeo quod aut debet in christianam fidem credere aut redere castelum. Et cum sensit novum recessit et ivit ultra mare. Et facto mane Carulus dejecit castelum. Et ivit ad unum castelum quod vocatur Pelucus.[97] Cujus casteli erat dominus unus qui nominabatur Catanius judeus qui conversus fuit ad Christi fidem. Et Carulus dejecit castelum. Et fecit edificare unam ecclesiam ad honorem sancti Zenonis. Et prædicti VII episcopi concederunt XL dies indulgentie pro singulo singula die. Et venerunt ad ecclesiam Sancti Stefani et baptizaverunt maximum gentem. Et predicti VII episcopi concederunt XL dies indulgentie pro singulo singula die.

'Antonius de Solerio habuit gratiam de 1500 annis indulgentie pro ecclesia sancti Stefani de Randena omni die dominico primo mensis et omni festo principali quia stetit septem annis (1) secum pro suo damicello. Prædictus Carulus explevit convertire omnes paganos et judeos ad ecclesiam sancti Stefani. Et ibi dimisit unum librum in quo continebat omnia que

'fecerat per universum. Et post modum recessit cum sua gente et ivit in Blaviam.[98] Carulus Imperator et Pontifex Urbanus et prænominati septem Episcopi concederunt suprascriptam indulgentiam prænominatis ecclesis sub annis domini nostri Jesu Christi currentibus quatuorcentesimo vigesimo nono.'

An inscription almost similar, but wanting the passages printed in italics, and with a few verbal alterations, exists also at Pelizzano.

Several difficulties in this curious inscription will at once strike the reader. For a moment he may be disposed to fancy that it records a joint expedition of Pope and Emperor, and, boldly reading Adrianus for Urbanus, to believe that the events recorded all took place during Charles' Lombard campaign, circa A.D. 780. But, so far as I know, there is no record of Adrian having ever been with Charles in North Italy; and the gift of indulgences had not become common at this period.

It is most probable that events separated by several centuries, the foundation of the churches and the privileges subsequently granted them, are here lumped together. The Urban of the inscription may very likely be Urban II., who, wanting money for the first crusade, was very ready to grant indulgences. The date of the inscription is unintelligible as it stands, but it is almost certain that the 'thousand' has dropped out, and that we should read 1429.

Mr. Ball speaks of the inscription recording a privilege granted by Charles and 'the reigning Pope Eugenius.' He does not remember whence he got the Pope's name. It may be from the fresco (see text) near the inscription. Eugenius IV. was on the Papal throne in A.D. 1431.

The picturesque force and detail with which the story of Charles' campaign is told, as well as the language, leads me to imagine that some earlier record must have been in part copied. The existence of 'pagans' in these valleys up to a late period is a well authenticated fact. I am glad to be able to quote an interesting passage bearing on this subject from an article on Bagolino, by Cave. G. Rosa, in the Bollettino of the Brescian Branch of the Italian Alpine Club.

'Questi monti sono appendici delle alpi Rezie, e furono rifugio al fiore delle colonie umbre ed etrusche in seguito alle invasioni, prima gallica indi cenomana. Nelle alpi si posero a lato le genti silvestri primitive e vi esercitarono le arti metallurgiche ed edificative. Ai romani opposero tale resistenza che 45 anni a. C., Bruto, scrivendone a Cicerone, li disse i più bellicosi degli uomini (bellicosissimi hominum), nondimeno furono definitivamente sottomessi 15 anni a. C. e resi tributari a Brescia. Nei trofei romani sono nominati i Camuni, indi i Triumplini, poi i Vennoni, fra i soggiogati, e ramo di questi Vennoni dovette essere nell' attuale valle di Sabbio ove sta Bagolino. Giacchè ivi suonano ancora i nomi di Avenù, Lavenù, Savenù. Vie traverse legavano allora assai più che adesso i popoli di queste valli confederate contro i dominatori del piano. I romani, dopo il conquisto, tennero in capo alle valli stazioni militari con torri di rifugio, come ora i russi nel Caucaso, per vegliare gli schiavi alle miniere, e sicurare le vie, ma lasciarono liberi i reggimenti comunali. Quando poi Costantino preferì l'alleanza dei cristiani e rese obbligatorio il cristianesimo, le valli più elevate resistettero a questa nuova forma di romanismo, e sino al predominio de' Franchi, in qualche luogo serbarono i riti antichi di Saturno, di Tunal, di Tor, di Bergimo, riti che l'ignoranza poscia confuse colle diavolerie stregoniche. I luoghi elevati e romiti dove rifuggirono le reliquie di que' riti vetusti, si ricordano ancora col nome di Pagà. Alle fonti più meridiane della Grigna trovansi l'orto dei Pagani ed il dosso dei Pagani, dove sono ossa ed embrici romani, e tronchi fracidi di larici in un laghetto. A Bagolino è la via pagana, rocca pagana; a Storo rimpetto ergesi acuta la corna pagana.

'I gruppi federativi dei popoli alpini ebbero sempre costituzioni libere. Le loro abitazioni di legno e coperte di paglia o di scandole, ed i frequenti fuochi per la siderurgia vi produssero fieri incendi, i quali e le inondazioni distrussero la massima parte dei loro documenti antichi. Nondimeno rimase tanto da argomentare sicuramente della loro vita libera perpetua a forma repubblicana. Il documento di Valle Seriana che dice del palazzo fabbricato a Clusone nel 1008 pel Consiglio federale o delle Vicinie, quello del 1086 che accenna il luogo del Consiglio ed i Consoli di Lodrone, le quattro carte nell' archivio di Bovegno del 1196 che nominano Sindaci e Consoli di Vicinie, bastano ad assicurare che anche Bagolino, più grosso che quei centri, avrà avuto sino d' allora rappresentanze elettive. E la via del palazzo vi accenna ad antica magione pubblica.'