[APPENDIX III]

FROM "LA VILLEGGIATURA DI MAIANO," A MS. BY RUBERTO GHERARDI; A COPY OF WHICH IS IN POSSESSION OF MRS. ROSS, OF POGGIO GHERARDO, NEAR SETTIGNANO, FLORENCE.

CAP IV OF MS.

Messer Gio. di Boccaccio gode in proprietà la Villa che fu del Sigr Berti a Corbignano ove pare che egli nascesse e cresciuto restasse invaghito della Vallata posta sotto il Convento de P. Pi MM. Osservanti della Doccia e poi si trasportasse ad abitare in Firenze e vi comprasse varie Case suo Padre. Si fa l' illustrazione del poema di Mo Gio. nel quale narrati gli amori e gli accidenti seguiti fra il fiume d' Affrico e Mensola e le fortune di Pruneo diloro figlio si trova la moderna e antica topografia dè detti luoghi e dell' origine dello Spedale di Bonifazio e del fine del Convento di S. Ma a Querceto e del giogo delle collinette luogo detto Monte.

Fra gli ammiratori del nostro Villaggio di Maiano e delle sue adiacenze fu il nostro celebre maestro della Toscana eloquenza Messer Giovanni di Boccaccio di Chellino da Certaldo, il quale fino dalla prima età e dipoi nel fiore della gioventù si trattenne molto tempo nella piccola villetta unita al podere, che possedeva suo padre pochi passi sotto il Sobborgo di Corbignano, che per la misura del suo lo goduto con essa, per il fossato che sbocca in Mensola, che lo divide, per i confini che lo specificano, e per le due Cure, una di S. Martino a Mensola, e l' altra di S. Maria a Settignano che vi esercitano la giurisdizione e vengono a individuarla altra non può essere che quella di Corbignano dè Signori Berti posseduta di presente con titolo Livellare dal Signor Ottavio Ruggeri, come il tutto si può riscontrare dal Contratto di vendite della medesima, fatta per rogito di Ser Salvi Dini esistente all' Archivio Fiorentino del dí 18 Maggio 1336, allorchè il nostro Boccaccio si ritovava in età d' anni 23. Questa fiorita età del medesimo e le dolci compagnie di quella villeggiatura, chi sà che non gli infiammassero il cuore e nella sua commedia delle Ninfe Fiorentine, lo portassero ad encomiare e comparire nel Prologo sotto nome d' Ameto e principalmente a fissare lo sguardo a quella parte "dilettevole di graziose Ville e di campi fruttiferi copiosa, ove sorge un infruttuoso monte Corito nominato, prima che Atlante vi salisse; nelle piaggie del quale fra gli strabocchevoli balzi surgea d' alberi, di querce, di cerri, e di abeti, un folto bosco e disteso fino alla sommità del monte. Dalla sua destra un chiaro fiumicello, mosso dalla ubertà dei monti vicini, fra le pietrose valli, discendeva gridando vesso il piano: dove giunte le sue acque con l' Arno mescolando il poco avuto nome perdea." Per il monte di Corito non vi ha dubbio che egli intenda il monte di Fiesole, poichè nel fine dell' istessa commedia trattando delle guerre tra i Fiesolani e i Fiorentini successe nell' anno 1125 allorchè furono distrutti i Fiesolani colla loro rocca e accomunate le famiglie e l' insegne di questi due popoli. Egli dice che la fortuna "dante nè principj i beni con mano troppo larga a quelli di Corito, gli rendè invidiosi e tra loro determini della Jurisdizione della loro Città, nata mortale questione, nuove battaglie cominciaron tra popoli," e poco dopo parlando di Firenze, e de' suoi abitatori dice "che levatosi l' aspro giogo dè Coritani già sovrastanti per le indebolite virtudi si rintuzzarono le loro forze, che appena il monte erano usati di scendere." Per il fiumicello, il quale a chi riguarda il monte di Fiesole comparisce alla destra si conosce che egli intese il fiume d' Affrico, che ha l' origine e discende per le balze descritte; et Ameto chiamò Sarno il fiume d' Arno, in cui Affrico si sperde poichè rappresentava tempi così remoti, giusta il parere dello Storico Malaspina, allorchè il detto fiume non aveva ancora mutato il suo nome Sarno con quello d' Arno. "Era di piacevoli seni ed ombra graziosa la selva ripiena d' animali veloci, fierissimi, e paurosi, e in più parti di se abbondanti fontane rigavano le fresche erbette. In questa selva sovente Ameto vagabondo giovane i Fauni, le Driadi abitatrici del luogo solea visitare. Et ella forse dalli vicini monti avuta antica origine quasi da carnalità costretto, di ciò avendo memoria con pietosi affetti gli onorava talvolta." Dice, che Ameto vagabondo giovane perchè forse dalli vicini monti avuta antica origine, quasi da umana simpatia costretto, e de ciò ricordandosi solea visitare ed onorare talvolta i Fauni e le Driadi abitatrici del luogo pieno di Ville, di fonti, di seni, e boschetti. E chi ne assicura, che il Boccaccio non fosse nato nella sua villa di Corbignano quivi poco distante? Infatti per quanto sia cognita l' età e in conseguenza la nascita del nostro Mo Giovanni di Boccaccio, nulladimeno però fino ad ora ne il Sigr Manni, ne altro Scrittore della sua vita hanno potuto indagare dove ei nascesse, non essendo stato procreato qual frutto di legittimo matrimonio, ma bensi quale aborto di malnata passione, come si può riscontrare dalla dispensa addomandata per farsi cherico, riferita nella storia d' Avignone e dalla dilui legittimazione narrata dal Sigr Della Rena. Io credo, che raccontandoci in figura d' Ameto il Boccaccio avere avuta forse l' origine nei colli vicini a Maiano, e che perciò spinto da natural simpatia andava spesso a visitare le Ninfe e le Driadi di quelle magioni, abbia voluto farci comprendere essere egli venuto alia luce nella sua piccola villetta unita al Podere posto parte nel popolo di S. Martino a Mensola, e parte di S. Maria a Settignano, e tramezzato dal fosso che forma con altri due fossi dipoi il fiume di Mensola presso il Borgo di Corbignano, distante circa a mezzo miglio dalle Ville di Maiano. Tuttociò si rende vie più credibile, quanto è naturale il persuadersi che il dilui genitore abbandonata la sua patria di Certaldo comprasse tosto quella villetta e podere di Corbignano, e che poi essendogli nato il nostro Messer Giovanni facesse acquisto circa al 1314 d' una Casa nella Città di Firenze presso quella porta, che conduceva alla sua Villetta, come si usava in quei tempi, e questa casa la scegliesse posta nel popolo di S. Pier Maggiore in via S. Maria e nel Gonfalone delle Chiavi come si scuopre dal libro delle Riformagioni segnato R. che tira dal 1313 al 1318 sotto di 10 Ottobre 1318 ove si ordina che detto Boccaccio sia levato dalla Libra delle gravezze di Certaldo, e resti aggravato in quella di Firenze, per essere egli tornato ad abitarvi nel Gonfalone delle Chiavi dai quattro anni già scorsi. Questa casa del Boccaccio non può essere altro, che quella posta nel detto popolo di S. Pier Maggiore nella detta Via S. Maria presso la cantonata che fa la detta strada con la via del Giardino di proprietà in oggi dei P. Pi Minori Conventuali, scoperta da me per mezzo dei confini d' altra casa che le sta al fianco venduta nè tre Luglio 1333 per rogito di Ser Salvi Dini e descritta come Appo "Una Casa posta nel popolo di S. Pier Maggiore, ed in Via S. Maria cui a primo detta Via, a secondo, la Chiesa di S. Reparata, a terzo di Ruggero di Scotto o degli Albizi, a quarto, a tempo d' altra vendita delle medesima, seguita nel 25. Aprile 1326 per rogito de Sigr Bonacosa di Compagno etc. confinava Boccaccio da Certaldo e in oggi gli Eredi di Cino Bicchierai."

Osservandosi il contorno dei confini di questa Casa venduta si scuopre esser quella istessa che in' oggi è divenuta dell' Opera del Duomo che sta in mezzo all' altra, che ora, e fin di quel tempo è stata posseduta dall' Opera medesima che fa cantonata in via del Giardino, e dall' altra parte, vale a dire vesso mezzogiorno resta accanto alia Casa dei P. Pi di S. Croce di Firenze presentemente, e che in antico fu di proprietà del Boccaccio il quale bisogna che la vendesse poco dopo al 1326 poichè avendo egli emancipato Francesco, altro suo figlio, che si trovava vicino alia pubertà gli fece comprare nel 31. Agosto 1333 un altra casa in Firenze nel popolo di S. Felicità per rogito di Ser Salvi Dini, ove esso con i suoi figli abitò, e di cui parla il Signor Manni nella sua illustrazione, che confina a primo e secondo Via a terzo Domenico Barducci, a quarto Vanni di Cera e degli Eredi di Ghino Canigiani. Lo stesso Boccaccio fece poscia acquisto d' altra mezza Casa il di 13. Dicembre 1342 pei rogiti di Sigri Francesco di Ser Matteo, come si riscontra da un Libro di Gabella di detto tempo esistente nell' Archivio del Monte Comune di Firenze, la quale penso che sia quella posta nel popolo di S. Ambrogio donata dipoi alla Compagnia d' Orsanmichele, come dal registro della medesima principiato nel 1340 a N 133 si vede.

Dopo questa breve digressione torniamo a Fiesole coll' istesso Giovanni di Boccaccio, il quale non solo nella sua Genealogia degli Dei, ma ancora nel Ninfale riconosce Atlante per fondatore della medesima, ed insieme nel suo poema Toscano, primo, che si trovi alla luce in ottava rima, rappresenta gli amori di Affrico e Mensola piccoli fiumicelle che irrigano la nostra celebre Campagna e mette in vista i casi veri, o finti che siano, seguiti nel contorno di Maiano situato in mezzo a questi due fiumi. Racconta egli adunque che

Pria che Fiesole fosse edificata

Di mura o di steccato o di fortezza