Signoreggiaron questo territoro.

Narrati gli amore, i casi, e le seguite trasformazione di Africo e Mensola, rappresentate nel Ninfale di Giovanni Boccaccio senza ricercare quello che abbia voluto indicare nel favoloso racconto noterò i luoghi descritti dal medesimo. Osservo che Diana colle sue seguaci conduce a tenere assemblea.

Intorno ad una bella e chiara fonte

Di fresche erbette e di fiori intorniata,

La quale ancor dimora appiè del monte

Ceceri in quella parte, che il sol guata

Quand' è nel mezzodi a fronte a fronte,

E Fonte è oggi quella nominata, etc. etc.

Questa fonte è l' istessa chiamata modernamente Fonte all' erta, a piè e nel base di Monte Ceceri situata a Mezzogiorno e sotto la Villa dei Signori Pitti Gaddi, della qual fontana ora non se ne veggono che le scomposte mura, le rovine ed i vestigi nella pubblica strada al principio della costa; ma vivono persone, che mi hanno assicurato che circa all' anno 1710 ne fu deviata l' acqua procedente dal vivaio un po superiore alla medesima e dall' unione di quelle, che vi concorrevano d' altrove perchè infrigidiva i terreni sottoposti e noceva alle piante e alle raccolte dell istesso podere. Al tempo del nostro Boccaccio (chiamerò da qui avanti con tal nome benchè di suo padre il nostro Mo Giovanni) io trovo che questo podere con case, vivaio etc., esistente alla fine del piano di S. Gervasio fu venduto nel 5 Giugno 1370 per rogito di Sigre Ristoro di Jacopo da Figline, da Giovanni di Agostino degli Asini a Messer Bonifazio Lupo Marchese di Soragona e Cavaliere Parmigiano, che in quel tempo fu ascritto alla fiorentina cittadinanza, il quale spinto da lodevole pietà e grata riconoscenza alla repubblica fiorentina ottenne dalla medesima fino sotto li 23 Dicembre 1377 come attesta l' Ammirato nel Libro decimo terzo, di poter fondare lo Spedale in Via S. Gallo di detta città chiamato appunto di Bonifazio dal nome de sì pio e grato benefattore; fu posto questo Spedale nel luogo comprato sino ne 2 Febbraio 1309 da Messer Giovanni del già Migliore dè Chiaramontesi di Firenze per edificare il Monastero e Convento di S. Maria a Querceto per rogito di Ser Benedetto di Maestro Martino come si vede dall' Archivio dell' Arcivescovado e dagli spogli del Migliore, le quale Monache vi tornarono e vi si trovavano ancora nell' anno della peste del 1348 come per i rogiti di Ser Lando di Ubaldino da Pesciola del 4 Maggio 1336, e di Ser Benvenuto di Cerreto Maggio del dì 24 Marzo 1346, e d' altri si riscontra, e dopo molto tempo Eugenio Quarto uni ed assegnò al predetto Spedale il detto monastero e Monache di Querceto quivi contigue come dallo Zibaldone di No. 90 Del Migliore a 127 e 202 nella Magliabechiana si può vedere. Ecco scoperto il luogo ove declamava Diana (ma senza frutto) se riguardo a Mensola che all' altre Ninfe di quei contorni, poiche io osservo, che tutti quei villeggianti s' imparentavano e sposavano le zittelle dei villeggianti vicini. Partito Africo dalla fonte predetta salendo verso Fiesole, traversando la costa formata da più effetti della Casa Albizi, Covoni, Asini ed altre posti tanto nel popolo della Canonica, che della Badia di Fiesole e di S. Gervasio dei quali per non tediare non produrrò i Contratti ritrovati, quali Poderi tutti si denominano Monte negli antichi Istrumenti per essere situati sul poggio ove risiede in oggi il Convento di S. Domenico. E dopo tal viaggio giunse il pastorello alla Valle formata da questo giogo dè Colli di Fiesole; e da quelle degli altri di Maiano sotto la Doccia, chiamata nel Decamerone la Valle delle Donne di cui in seguito ragioneremo. Le acque delle superiori piagge che scorrevano, formavano gli acquitrini, quali si univano e davano l' origine al fiume d' Affrico ed in uno di questi acquitrini vidde il pastorelle le Ninfe lavarsi le piante, e che s' involarono da lui tostochè lo scopersero; onde afflitto e turbato scese verso la pianura di detta Valle e tornò alla sua magione. Venere lo speranza, egli si traveste da Ninfa cerca di Mensola, la ritrova, gira con essa verso le cime del Monte di Fiesole saettando per giuoco, ritorna al pelago sotto la Doccia nella valle vede le Ninfe che si bagnavano s' immerge ancor esso con la compagna nelle acque, e quivi principiano le comuni sciagure. Questo luogo pare, che sia devenuto cosi famoso nell' antichità e nei tempi del nostro Boccaccio da potere aver comunicata la denominazione agli stessi fondi di terreni che lo compongono, o perchè fosse ivi seguito qualche accidente che avesse dato luogo al favoloso poema, o perchè la favola istessa sia stata forse adattata al luogo medesimo. Infatti io ritrovo nei rogiti di Ser Roberto di Talento da Fiesole del 27 Novembre 1347 e del 28 Maggio 1352 descritto un podere di Tuccio del già Diedi de Falconieri posto verso Ponente e perciò nel popolo della Canonica di Fiesole con Case etc. chiamato il Bagno allo Scopetino, ed in quelli di Ser Giovanni Bencini da Montaione si vede una reciproca donazione fra Andreola, figlia del già Carlo dei Pazzi, e Vedova di Piero di Cione Ridolfi e Carlo Pazzi suo fratello, di più luoghi, fra i quali si trova un podere nel popolo di S. Martino a Maiano luogo detto la Valle al Bagno, fino sotto di II Luglio 1343. Di più nel libro F Primo a ć 76 della Gabella dei Contratti si osserva nè dì II Dicembre 1349 per rogito di Ser Francesco di Bruno di Vico Dal Pozzo, che Ma Dolce figlia di Mannino e Vedova di Bindo Buonaveri (famiglia molto illustre di Firenze) vendè a Ma Simona Pinzochera di S. Maria Novella, e Sorella di Cenni di Giotto, ma non del pittore, per fiorini 500 d' oro un podere etc., posto nel popolo di S. Martino a Maiano luogo detto la Valle del Bagno in Affrico. Nel Decamerone veggo descritta dal Boccaccio questa medesima Valle, e che la medesima adunanza d' acque in essa valle, che due "di quelle montagnette divideva, e cadeva giù per balzi di pietra viva, e cadendo facea un rumore a udire assai dilettevole, e sprizzando parea da lungi ariento vivo, che d' alcuna cosa premutta minutamente sprizzasse; e come giù al piccol pian pervenire, così quivi in un bel canaletto raccolta infino al mezzo del piano velocissima discorreva ed ivi faceva un piccol laghetto quale talvolta per modo di vivaio fanno ne lor giardini i Cittadini che di ciò hanno destro." Il podere con casa etc., etc., posto nel popolo di S. Martino a Maiano che gode di presente la Signora Berzichelli, Vedova del già Signor Barone Agostino Del Nero, nella Valle d' Ameto e delle Donne, e presso addove s' unisce il poggio della Doccia con quel di Maiano, si chiama il Vivaio, e più Vivaietti e Acquitrini si trovano in quella valle sovrabbondante di acque, le quali dettero varie denominazioni ad esse allusive di luoghi circonvicini, e credo, che il detto luogo sia il medesimo, che donò una volta Ma Andreola de' Pazzi al suo fratello, e dipoi pervenuto in Ma Dolce, Vedova del Bonavieri, lo vendè alla figlia di Giotto suddetto, situato d' appresso all' altro del Falconieri. Quest' effetto acquistarono i Signori Del Nero del Sigr Jacopo del Feo nel 1568 in cui era passato nel 1559 dal Sigr Niccolo di Filippo Valori, e questo lo avea descritto in suo conto alla Decima del 1498 nel Gonfalone delle Chiavi a 176. Questo Jacopo di Feo di Savona ebbe per moglie Caterina Sforza de' Duchi di Milano naturale, Vedova Girolamo Riario Signore di Forlì e poi rimaritata a Gio. di Pier Francesco de' Medici e Nonna percio di Cosimo I Gran Duca di Toscana. Mensola intimorita varca il poggio in cui risiede Maiano e si nasconde nel suo refugio sotto le cave in faccia a Levante ed al piano di Novoli presso del Fiume, Affrico all' incontro scende verso la pianura, e dopo esser tornato e ritornato poi vesso del pelago disperato per non avere rintracciata la Ninfa si trafigge col proprio dardo vicino alla magione di Girafone suo padre posta sul ramo maggiore, uno chiamato Affrico e l' altro Affricuzzo, che poi s' uniscono insieme formandone il suo fiume presso allo sbocco della valle predetta. Altro per ora non resta da notarsi sopra la Topografia del racconto, poichè nato il figlio Pruneo e trasmutata da Diana in pena del delitto nel fiume che porta il suo nome, Mensola sua Madre, e dalla disperazione il padre in quello d' Affrico, fu chiamato dipoi questo pargoletto Pruneo dall' essere stato scoperto fra i pruni dalla Dea. Nel corso degli anni comparve a Fiesole Atlante ed edificò quella Città, ed a questo fanciullo, già fatto adulto, diede per moglie Tironea, e per dote tutto il paese collocato fra il Fiume Mensola e quel di Mugnone.