I. 1. Il giorno dopo la Festa di San Benedetto [ad istanza di sua sorella monaca] andò Caterina [per confessarsi d’] al Confessore di esso Monistero, benchè non fosse disposta a confessarsi: ma la sorella le disse, “almanco vattegli a raccommandare, perchè è buon religioso”; ed, in verità era un uomo santo. 2. Subitochè se gli fù inginocchiata innanzi, ricevè una ferita al cuore d’immenso amore di Dio, con una vista così chiara delle sue miserie e diffetti e della bontà di Dio, che nè fù quasi per cascare in terra.
II. 1. Onde per quei sentimenti d’immenso amore e delle offese fatte al suo dolce Iddio, fù talmente tirata [per affetto purgato] fuor delle miserie del mondo, che restò quasi fuor di sè; I. 3. e [perciò] internamente gridava con ardente amore: “non più mondo, non più peccati.” Ed in quel punto, se ella avesse avuto mille mondi, tutti gli avrebbe gettati via.
III. Per la viva fiamma del infocato amore che essa sentiva, il dolce Iddio impresse in quell’ anima, e le infuse, in un subito, tutta la perfezione per grazia: onde la purgò di tutti gli affetti terreni, la illuminò col suo divin lume, facendola vedere coll’ occhio interiore la sua dolce bontà, e finalmente in tutto la unì, mutò e trasformò in sè, per vera unione di buona volontà, accendendola da ogni parte col suo vivo amore.
[Stando la Santa per quella dolce ferita quasi alienata da’ sensi innanzi al confessore e senza poter parlare]
I. 4. Nè avvedendosi il Confessore del fatto, per caso fù chiamato e levasi. Dappoichè assai presto fù retornato, non potendo ella appena parlare per l’intrinseco dolore ed immenso amore, allo meglio che potè gli disse: “Padre, se vi piacesse, lascerei volontieri questa Confessione per un’ altra volta”: e così fù fatto. 5. Si parti dunque Caterina e retornata a casa [si sentì così accesa e ferita di tanto amor di Dio, a lei interiormente mostrato colla vista delle sue miserie, che pareva fuors di sè] ed entrata in una camera la più segreta che potè, ivi molto pianse [e sospirò con gran fuoco].
[In quel punto fù istrutta intrinsecamente dell’ orazione, ma la sua lingua] I. 6. non poteva dir altro salvo questo: “O Amore, può essere che mi abbi chiamata [con tanto amore] e fattomi conoscere in un punto quello che colla lingua non posso esprimere?” II. 2. Le sue parole in tutti quei giorni altro non erano che sospiri, e così grandi che era cosa mirabile: ed aveva una si estrema contrizione [di cuore] per le offese fatte a tanta bontà, che se non fosse stata miracolosamente sostenuta, sarebbe spirata e crepatole il cuore.
(b) In the Palace.
I. 7. (?) [Ma volendo] il Signore [accendere più intrinsecamente l’amor suo in quest’ anima ed insieme il dolore dei suoi peccati,] se le mostrò in ispirito colla Croce in spalla, piovendo tutto sangue, [per modo che la casa le pareva tutta piena di rivoli di quel sangue,] il quale vedea essere tutto sparso per amore: il che le accese nel cuore tanto fuoco, che nè usciva fuor di sè [e pareva una cosa insensata per lo tanto amore e dolore che ne sentiva.]
II. 3. (?) [Questa vista le fù tanto penetrativa, che] le pareva sempre vedere (e cogli occhi corporali) il suo Amore tutto insanguinato e confitto in Croce; e perciò gridava: “O Amore, mai più, mai più peccati.” I. 8 (?) Se le accese poi un odio di sè medesima, che non si poteva sopportare, e diceva: “O Amore, se bisogna, sono apparechiata di confessare i miei peccati in pubblico.”