[207] "Io non mi son tolto dagli andari del Petrarca e del Boccaccio per ignoranza, chè pur so ciò che essi sono; ma per non perdere il tempo, la pazienza e il nome nella pazzia di volermi transformare in loro" (Prologue to the Orazia).
[208] "Più pro fa il pane asciutto in casa propria che l'accompagnato con molte vivande su altrui tavola. Imita qua, imita là; tutto è fava, si può dire alle composizioni dei più ... di chi imita, mi faccio beffe ... posso giurare d'esser sempre me stesso, ed altri non mai" (Ibid.).
[209] "Io mi rido dei pedanti, i quali si credono che la dottrina consiste nella lingua greca, dando tutta la riputatione allo in bus in bas della grammatica" (Prologue to Orazia). "I crocifissori del Petrarca, i quali gli fanno dir cose con i loro comenti, che non gliene fariano confessare diece tratti di corda. E bon per Dante che con le sue diavolerie fa star le bestie in dietro, che a questa ora saria in croce anch'egli" (Prologue to Cortigiana).
[210] His tragedy Orazia has just the same merits of boldness and dramatic movement in parts, the same defects of incoherence. It detaches itself favorably from the tragedies of the pedants.
[211] "Egli è uno di quegli animali di tanti colori che il vostro avolo comperò in cambio d'un papagallo" (act i. sc. 1).
[212] Its most tedious episode is a panegyric of Venice at the expense of Rome (act iii. sc. 7).
[213] Act i. sc. 22.
[214] He makes the same point in the prologue to La Talenta: "Chi brama d'acquistarsi il nome del più scellerato uomo che viva, dica il vero."
[215] Act i. sc. 9; act ii. sc. 6; act ii. sc. 10; act iii. sc. 7.
[216] See especially act i. sc. 7.