50 ([return])
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"O Alberto Tedesco, che abbandoni
Costei ch' e fatta indomita e selvaggia,
E dovresti inforcar li suoi arcioni,
Giusto gindizio dalle stelle caggia
Sopra il tuo sangue, e sia nuovo ed aperto,
Tal che il tuo successor temenza n' aggia:
Cheavete tu e il tuo padre sofferto,
Per cupidigia di costa distretti,
Che il giardin dell' imperio sia diserto.
Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,
Monaldi e Filippeschi, uom senza cura:
Color gia tristi, e questi con sospetti.
Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura
De' tuoi gentili, e cure lor magagne,
E vedrai Santafior com' e oscura (secura?)
Vieni a veder la tua Roma che piagne,
Vedova e sola, e di e notte chiama:
Cesare mio, perche non m' accompagne?
Vieni a veder la gente quanto s' ama;
E se nulla di noi pieta ti move,
A vergognar ti vien della tua fama.">[
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"Come le pecorelle escon del chiuso
Ad una, a due, a tre, e l' altre stanno
Timidette atterrando l' occhio e il muso;]
E cio che fa la prima, e l' altre sanno,
Addossandosi a lei s' ella s' arresta,
Semplici e quete, e lo 'mperche non sanno.">[
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"Ed ella a me: Nessun maggior dolore
Che ricordarsi del tempo felice Nella miseria."
Inferno, V. 121-123.]