Volendo per ciò questo S. Tribunale provvedere al disordine ed al danno, che di quì proveniva, et andava crescendosi con pregiudizio della Santa Fede; d’ ordine di Nostro Signore, e degli Emin. Signori Cardinali di questa suprema, et universale Inquisizione, furono dalli Qualificatori Teologi qualificate le due proposizioni della stabilità del Sole e del moto della terra; cioè.
Che il Sole sia centro del Mondo, et immobile di moto locale, è proposizione assurda e falsa in filosofia, e formalmente eretica per essere espressamente contraria alla sacra Scrittura.
Che la terra non sia centro del mondo, nè immobile, ma che si move etiandio di moto diurno, è parimenti proposizione assurda, e falsa in filosofia, e considerata in teologia, ad minus erronea in fide.
Ma volendosi per allora proceder teco con benignità, fu decretato nella S. Congregazione tenuta avanti Nostro Signore à 25 Febbraro 1616. Che l’ Eminentissimo Signor Cardinale Bellarmino ti ordinasse che tu dovessi onninamente lasciare la detta dottrina falsa, e ricusando tu di ciò fare, che dal Commissario del S. Uffizio ti dovesse esser fatto precetto di lasciar la detta dottrina, e che non potessi insegnarla ad altri, nè difenderla, nè trattarne; al qual precetto non acquietandoti, dovessi esser carcerato; et in esecuzione dell’ istesso decreto, il giorno seguente nel Palazzo, et alla presenza del suddetto Eminentissimo Signore Cardinale Bellarmino, dopo essere stato dall’ istesso Signor Cardinale benignamente avvisato et ammonito, ti fu dal Padre Commissario del Santo Uffizio di quel tempo fatto precetto, con notaro e testimonii, che onninamente dovessi lasciar la detta falsa opinione, e che nell’ avvenire tu non la potessi, nè difendere, nè insegnare in qual si voglia modo, nè in voce, nè in scritto; et avendo tu promesso d’ obbedire fosti licenziato.
Et acciocchè si togliesse affatto così perniciosa dottrina, e non andasse più oltre serpendo, in grave pregiudizio della cattolica verità, usci decreto della Sacra Congregazione dell’ Indice, col quale furono proibiti i libri, che trattano di tal dottrina, et essa dichiarata falsa, et onninamente contraria alla sacra e divina Scrittura.
Et essendo ultimamente comparso quà un libro stampato in Fiorenza l’ anno prossimo passato, la cui inscrizione mostra che tu ne fossi l’ autore, dicendo il titolo: Dialogo di Galileo Galilei delli due massimi sistemi del Mondo, Tolemaico e Copernicano. Et informata appresso la sacra Congregazione, che con l’ impressione di detto libro ogni giorno più prendeva piede la falsa opinione del moto della terra, e stabilità del Sole; fu il detto libro diligentemente considerato, e in esso trovata apertamente la transgressione del suddetto precetto che ti fu fatto, avendo tu nel medesimo libro difesa la detta opinione già dannata, et in faccia tua per tale dichiarata, avvenga che tu in detto libro con varii raggiri ti studii di persuadere, che tu la lasci, come idecisa et espressamente probabile. Il che pure è errore gravissimo, non potendo in modo niuno essere probabile un’ opinione dichiarata e definita per contraria alla Scrittura divina.
Che perciò d’ ordine nostro fosti chiamato a questo Santo Uffizio, nel quale con tuo giuramento esaminato riconoscesti il libro come da to composto, e dato alle stampe. Confessasti, che dieci o dodici anni sono in circa, dopo essersi fatto il precetto come sopra, cominciasti a scrivere detto libro. Che chiedesti la facoltà di stamparlo, senza, però significare a quelli che ti diedero simile facoltà, che tu avessi precetto di non tenere, difendere, nè insegnare in qualsivoglia modo tal dottrina.
Confessasti parimenti che la scrittura di detto libro è in più luoghi distesa in tal forma, che il lettore potrebbe formar concetto, che gli argomenti portati per la parte falsa fossero in tal guisa pronunciati, che più tosto per la loro efficacia fossero potenti a stringere, che facili ad esser sciolti; scusandoti d’ esser incorso in errore tanto alieno, come dicesti, dalla tua intenzione, per aver scritto in Dialogo, e per la natural compiacenza, che ciascuno ha delle proprie sottigliezze, e del mostrarsi più arguto del comune degli uomini, in trovar, anco per le proposizioni false, ingegnosi et apparenti discorsi di probabilità.
Et essendoti stato assegnato termine conveniente a far le tue difese producesti una fede scritta di mano dall’ Eminentissimo signor Cardinale Bellarmino da te procurata come dicesti, per difenderti dalle calunnie de tuoi nemici, da’ quali ti veniva opposto, che avevi abiurato, e fossi stato penitenziato dal santo Offizio. Nella qual fede si dice, che tu non avevi abiurato nè meno eri stato penitenziato, ma che ti era solo stata denunciata la dichiarazione fatta da Nostro Signore e pubblicata dalla santa Congregazione dell’ Indice, nella quale si contiene, che la dottrina del moto della terra, e della stabilità del Sole sia contraria alle sacre Scritture, e però non si possa difendere, nè tenere; e che perciò non si facendo menzione in detta fede delle due particole del precetto, cioè docere, et quovis modo si deve credere che nel corso di quattordici o sedici anni, ne avessi perso ogni memoria; e che per questa stessa cagione avevi taciuto il precetto, quando chiedesti licenza di poter dare il libro alle stampe. E tutto questo dicevi non per scusar l’ errore, ma perchè sia attribuito non a malizia, ma a vana ambizione. Ma da detta fede prodotta da te in tua difesa restasti maggiormente aggravato, mentre dicendosi in essa, che detta opinione è contraria alla sacra Scrittura, hai nondimeno ardito di trattarne, di difenderla, e persuaderla probabile; nè ti suffraga la licenza da te artificiosamente, e callidamente estorta, non avendo notificato il precetto che avevi.
E parendo a noi, che non avevi detta intieramente la verità circa la tua intenzione, giudicassimo esser necessario venir contro di te al rigoroso esame, nel quale (senza però pregiudizio alcuno delle cose da te confessate, e contro di te dedotte come di sopra, circa la detta tua intenzione) rispondesti cattolicamente. Per tanto visti, et maturamente considerati i meriti di questa tua causa, con le suddette tue confessioni, e scuse, e quanto di ragione si doveva vedere e considerare, siamo venuti contro di te all’ infrascritta difinitiva sentenza.