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No. V.
THE MONKS AND THE GIANTS.
PULCI.
L'abate si chiamava Chiaramonte,
Era del sangue disceso d'Angrante:
Di sopra a la badia v'era un gran monte,
Dove abitava alcun fiero gigante,
De' quali uno avea nome Passamonte,
L'altro Alabastro, e 'l terzo era Morgante:
Con certe frombe gittavan da alto,
Ed ogni di facevan qualche assalto.
I monachetti non potieno uscire
Del monistero, o per legne, o per acque.
Orlando picchia, e non volieno aprire,
Fin che a l'abate a la fine pur piacque:
Entrato drento cominciava a dire,
Come colui che di Maria già nacque,
Adora, ed era cristian battezzato,
E com' egli era a la badia arrivato.
Disse l' abate: Il ben venuto sia:
Di quel ch' io ho, volentier ti daremo,
Poi the tu credi al figliuol di Maria;
E la cagion, cavalier, ti diremo,
Acciò che non l'imputi a villania,
Perchè a l'entrar resistenza facemo,
E non ti volle aprir quel monachetto;
Così intervien chi vive con sospetto.
Quando ci venni al principio abitare
Queste montagne, benchè sieno oscure
Come tu vedi, pur si potea stare
Sanza sospetto, ch' ell' eran sicure:
Sol da le fiere t'avevi a guardare:
Fernoci spesso di brutte paure;
Or ci bisogna, se vogliamo starci,
Da le bestie dimestiche guardarci.
Queste ci fan piutosto stare a segno:
Sonci appariti tre fiere giganti,
Non so di qual paese o di qual regno,
Ma molto son feroci tutti quanti:
La forza e 'l malvoler giunt' a lo 'ngegno
Sai che può 'l tutto; e noi non siam bastanti:
Questi perturban si l'orazion nostra,
Che non so più che far, s'altri nol mostra.
Gli antichi padri nostri nel deserto,
Se le lor opre sante erano e giuste,
Del ben servir da Dio n'avean buon merto:
Nè creder sol vivessin di locuste:
Piovea dal ciel la manna, guesto è certo;
Ma qui convien che spesso assaggi e gust
Sassi, che piovon di sopra quel monte,
Che gettano Alabastro e Passamonte.