E di pregare ogni signore amante
E cavallieri e damigelle, e ognuna
Persona o paësana o viandante,
Che quì sua volontà meni o Fortuna,
Ch'all'erbe, all'ombra, all'antro, al rio, alle piante
Dica: Benigno abbiate e sole e luna,
E de le nimfe il coro che provveggia,
Che non conduca a voi pastor mai greggia.
Era scritta in Arabico, che 'l Conte
Intendea così ben, come Latino.
Fra molte lingue e molte ch'avea pronte
Prontissima avea quella il Paladino
E gli schivò più volte e danni et onte,
Che si trovò tra il popul Saracino.
Ma non si vanti, se già n'ebbe frutto;
Ch'un danno or n'ha, che può scontargli il tutto.
Tre volte, e quattro, e sei, lesse lo scritto
Quello infelice, e pur cercando in vano
Che non vi fosse quel che v'era scritto;
E sempre lo vedea più chiaro e piano;
Et ogni volta in mezo il petto afflitto
Stringersi il cor sentia con fredda mano.
Rimase il fin con gli occhi e con la mente
Fissi nel sasso, al sasso indifferente.
Fu allora per uscir del sentimento;
Sì tutto in preda del dolor si lassa.
Credete a chi n'ha fatto esperimento,
Che questo è 'l duol che tutti gli altri passa.
Caduto gli era sopra il petto il mento,
La fronte priva di baldanza, e bassa;
Nè potè aver (che 'l duol l'occupò tanto)
Alle querele voce, o umore al pianto.
L'impetuosa doglia entro rimase,
Che volea tutta uscir con troppa fretta.
Così veggian restar l'acqua nel vase,
Che largo il ventre e la bocca abbia stretta;
Chè, nel voltar che si fa in su la base,
L'umor, che vorria uscir, tanto s'affretta,
E ne l'angusta via tanto s'intrica,
Ch'a goccia a goccia fuore esce a fatica.
Poi ritorna in sè alquanto, e pensa come
Possa esser che non sia la cosa vera:
Che voglia alcun così infamare il nome
De la sua donna e crede e brama e spera,
O gravar lui d'insopportabil some
Tanto di gelosia, che sè ne pera;
Et abbia quel, sia chi si voglia stato,
Molto la man di lei bene imitato.
In così poca, in così debol speme
Sveglia gli spirti, e gli rifranca un poco;
Indi al suo Brigliadoro il dosso preme,
Dando già il sole alla sorella loco.
Non molto va, che da le vie supreme
De i tetti uscir vede il vapor del fuoco,
Sente cani abbaiar, muggiare armento;
Viene alla villa, e piglia alloggiamento.
Languido smonta, e lascia Brigliadoro
A un discreto garzon che n'abbia cura.
Altri il disarma, altri gli sproni d'oro
Gli leva, altri a forbir va l'armatura.
Era questa la casa ove Medoro
Giacque ferito, e v'ebbe alta avventura.
Corcarsi Orlando e non cenar domanda,
Di dolor sazio e non d'altra vivanda.
Quanto più cerca ritrovar quiete,
Tanto ritrova più travaglio e pene;
Che de l'odiato scritto ogni parete,
Ogni uscio, ogni finestra vede piena.
Chieder ne vuol: poi tien le labra chete;
Chè teme non si far troppo serena,
Troppo chiara la cosa, che di nebbia
Cerca offuscar, perchè men nuocer debbia.
Poco gli giova usar fraude a sè stesso;
Chè senza domandarne è chi ne parla.
Il pastor, che lo vede così oppresso
Da sua tristrizia, e che vorria levarla,
L'istoria nota a sè the dicea spesso
Di quei duo amanti a chi volea ascoltarla,
Ch'a molti dilettevole fu a udire,
Gl'incominciò senza rispetto a dire: