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No. IV.
THE DEATH OF CLORINDA.
TASSO.
Ma, ecco omai l'ora fatale è giunta
Che 'l viver di Clorinda al suo fin deve.
Spinge egli il ferro nel bel sen di punta,
Che vi s'immerge, e 'l sangue avido beve;
E la veste che d'or vago trapunta
Le mammelle stringea tenera e leve
L'empie d'un caldo fiume. Ella già sente
Morirsi, e 'l piè le manea egro e languente.
Quel segue la vittoria, e la trafitta
Vergine minacciando incalza e preme:
Ella, mentre cadea, la voce afitta
Movendo, disse le parole estreme:
Parole ch'a lei novo on spirto ditta,
Spirto di fè, di carità, di speme:
Virtù ch'or Dio le infonde; e se rubella
In vita fu, la vuole in morte ancella:
Amico, hai vinto; io ti perdon: perdona
Tu ancora, al corpo no, che nulla pave,
All'alma sì: deh! per lei prega: e dona
Battesmo a me ch'ogni mia colpe lave.
In queste voci languide risuona
Un non so che di flebile e soave,
Che al cor gli serpe, ed ogni sdegno ammorza,
E gli occhi a lagrimar gl' invoglia e sforza.
Poco quindi lontan nel sen del monte
Scaturía mormorando an picciol rio:
Egli v'accorse, e l'elmo empiè nel fonte,
E tornò mesto al grande ufficio e pio.
Tremar sentì la man, mentre la fronte,
Non conosciuta ancor, sciolse e scoprio.
La vide, e la conobbe; e restò senza
E voce, e moto. Ahi vista! ahi cognoscenza!
Non morì già; che sue virtuti accolse
Tutte in quel punto, e in guardia al cor le mise;
E, premendo il suo affanno, a dar si volse
Vita coll'acqua a chi col ferro uccise.
Mentre egli il suon de' sacri detti sciolse,
Colei di gioia trasmutossi, e rise:
E in atto di morir lieto e vivace,
Dir parea; S'apre il cielo; io vado in pace.
D'un bel pallore ha il bianco volto asperso,
Come a gigli sarian miste viole;
E gli occhi al cielo affisa, e in lei converso
Sembra per la pietate il cielo e 'l sole;
E la man nuda e fredda alzando verso
Il cavaliero, in vece di parole,
Gli dà pegno di pace. In questa forma
Passa la bella donna, e par che dorma.