Prima sarebbe caduta la pioggia, e già si avvertiva qualche goccia che poi sarebbe diventata nevischio, formando così un bello strato di ghiaccio sotto la neve e il fango. L’ideale per ammaccare i paraurti e per gettare a terra le vecchie con le braccia cariche di pacchetti. Ben presto sarebbe anche calata l’oscurità, e Casey aspettava ancora che Lance Gorden si facesse vivo.
Era tanto che aspettava… uno spazio di tempo che equivaleva a trent’anni di vita. Era stato sdraiato sul divano, gli occhi fissi al soffitto, tornando col pensiero al passato e soprattutto al passato più recente, durante il quale Phyllis aveva cucinato spaghetti in cucina e dormito nella camera dietro la porta chiusa. Il passato nella taverna di Big John, quel passato che non amava ricordare, e la vigilia nella biblioteca della signora Brunner.
Ora sapeva che cosa aveva cercato di dirgli, ma non ne traeva conforto. Forse il comportamento di Phyllis nei suoi confronti aveva una ragione di essere, una seria ragione scientifica, ma Casey non era tipo da ragionare scientificamente. I suoi sentimenti erano dettati da amore, odio e fame. Per di più aveva il vizio di pensare troppo.
Questa tana, pensava. Questa miserabile schifosa tana. Ecco come vive Casey Morrow, a parte quella stupenda parentesi sulla costa. Ora però le cose cambieranno, diecimila dollari porteranno notevoli mutamenti. Con diecimila dollari si ricomincia da capo, e se non bastano, Casey Morrow sa dove trovarne ancora. Pensieri pericolosi. Non perché Gorden avrebbe potuto tirargli una revolverata nel caso che fosse tornato, non perché il tenente Johnson avrebbe potuto interessarsi ancora all’identità dell’assassino di Brunner, ma perché un ritorno poteva significare rivedere Phyllis e rivedere Phyllis era proprio la cosa al mondo che non avrebbe mai più dovuto fare.
Anche pensare a lei, altra cosa da non fare mai più.
Si alzò dal divano e diede una pedata a una lattina di birra vuota, facendola volare all’altro capo della stanza. Una schifosa lattina di birra. Tutta la sua vita doveva proprio essere sempre impregnata dall’odore di birra? Purtroppo, però, era l’ultima, e quando le aveva comprate alla drogheria d’angolo era consapevole che sei lattine non gli sarebbero bastate. D’altra parte, per un’attesa come la sua non sarebbe stata sufficiente tutta la birra della città, e inoltre gli conveniva essere cauto e avere le idee lucide. Andò in cucina e diede un’occhiata al pane e salame che aveva lasciati sul tavolo, rientrando dalla drogheria; ma non aveva fame. Guardò quindi la Luger posata accanto al pane e intanto si chiedeva che cosa diavolo stesse combinando Gorden. Le banche erano chiuse da ormai due ore.
Un uomo impaurito può essere pericoloso, gli aveva detto la signora Brunner. Raccattò l’arma, sorridendo. “Siamo in due, allora” pensava.
Tanto valeva controllare di nuovo la porta sul retro, ma naturalmente era ancora chiusa. Attraverso il vetro sporco della finestra scorgeva un piccolo tratto del vicolo sottostante, cosparso d’immondizie, ma a quanto pareva deserto. Comunque Gorden non sarebbe passato dal vicolo, anche per compiere un omicidio si sarebbe servito della porta principale, pulendosi i piedi sullo zerbino prima di entrare. Sarebbe stato anche capace di scrollare la pioggia dall’ombrello.
In fin dei conti, chi diavolo era Phyllis Brunner? Una donna come tutte le altre. Niente di speciale. Tornò nel salotto e si lasciò di nuovo cadere sul divano. Non c’è mai niente di speciale nelle donne, a eccezione forse di Maggie. Buona idea. C’era qualcosa in lei, anche se non si trattava del suo fisico, che avrebbe potuto rendere piacevole la convivenza o per lo meno creare una parentesi divertente. Forse le sarebbe piaciuto dipingere i suoi quadri sulla costa, tanto per cambiare.
Si rizzò a sedere di scatto e tese l’orecchio, ascoltando il rumore che faceva la chiave nella serratura.