— Non mi avete ancora detto chi siete o che cosa volete. — Audrey sferrò l’attacco. — Prima vi mettete a parlare di Barney, poi dei Brunner e del signor Gorden. Quando comincerete a parlare un po’ di voi?

— Vi ho detto fin dal principio ciò che voglio. Cerco Carter B. Groot.

Non fu un “lapsus linguae”. Groot era un investigatore e quindi pratico d’indagini, mentre Casey sapeva soltanto giocare a poker.

— Carter B. Grott — ripeté noto anche come Barney Carter. Non so che professione vi abbia detto di avere, ma è un investigatore privato, e Darius Brunner lo aveva assunto perché indagasse sulle attività del vostro principale, soprattutto riguardo alla sua maniera di amministrare gli affari della signora Brunner.

Quando ebbe ripreso fiato, Audrey ansimò: — Mentite!

— Chiedetelo a Gorden e, già che ci siete, chiedetegli anche che cosa ne è della copia del rapporto di Groot, rubata nel suo ufficio. Chiedetegli anche dov’è finito lo stesso Groot.

Pur non essendo dotato del fiuto professionale di Groot, Casey capì che era giunta l’ora di squagliarsi. Entro un minuto alla bionda sarebbe tornato in mente il poliziotto che avrebbe dovuto chiamare non appena si fosse imbattuta in Casey, e questi non era ancora pronto per uno sviluppo del genere. Si alzò in piedi e prima di allontanarsi lanciò il suo terzo dardo.

— Tra parentesi — disse — potreste informare il vostro bel principale che Groot non era il solo a occuparsi di questa faccenda. Non è l’unico a conoscere il contenuto del rapporto.

Uscì alla chetichella dal bar e si mescolò alla calca frettolosa del mezzogiorno. Voleva soprattutto allontanarsi il più possibile dalla signorina Nardis, la sbigottita, perplessa e furibonda signorina Nardis, che probabilmente stava già chiamando per telefono l’ufficio di Gorden. Ogni parola della conversazione intercorsa sarebbe giunta alle orecchie del suo principale, su questo Casey non nutriva dubbi. Già lo vedeva sudare, assillato dai dubbi. Poteva anche tradirsi, se si lasciava prendere dal nervosismo. Nel frattempo, quell’ultima geniale trovata avrebbe potuto agevolare la situazione di Carter Groot, a meno che l’investigatore non fosse ormai oltre qualsiaàl possibilità di venire agevolato. Giunto nella State Street, Morrow si sentì più al sicuro in mezzo alla folla resa più densa dalla gente previdente che anticipava le compere natalizie, e pensò che l’espressione ansiosa sul suo viso avrebbe potuto essere interpretata come il dubbio sull’oggetto da regalare a una vecchia zia. Il suo pensiero tornava senza sosta a Groot e, benché si trattasse forse soltanto del desiderio che così fosse, gli sembrava che la scomparsa di lui, se collegata all’assassinio di Brunner, potesse indurre le autorità a formulare interessanti congetture, più adatte a incriminare Lance Gorden che non gli sforzi di un segugio dilettante piuttosto allergico alla polizia. Di tanto in tanto si trastullava con l’idea di comunicare ai tutori dell’ordine le sue informazioni. Quel pensiero si era affacciato spesso alla sua mente, da quando Phyllis era apparsa in mezzo a una nebbia creata dal whisky, capovolgendo tutto il suo mondo, ma lo aveva sempre scartato. In fondo al suo animo si annidava un timore della polizia che non riusciva a soffocare né con la logica, né con la speranza, né con la disperazione. No, non poteva andare al commissariato, ma c’era un’altra strada.

Si recò al più vicino ufficio postale e comprò busta e francobollo. Il tenente Johnson della Squadra Omicidi non avrebbe prestato attenzione a una lettera anonima, avendone ricevute chissà quante in vita sua, ma poteva darsi che una certa pagina dell’agenda di Carter Groot risvegliasse il suo interesse.