Of Livy, no news; were he alive, I would gladly, like the inhabitant of Gades, make the journey to Rome expressly to see him; I would gladly, like Panormita[228], have sold my field to buy a few fragments of the History of Rome, or, like Henry IV., promised a province for a "Decade[229]." A mercer of Saumur did not go so far: having purchased a manuscript of Livy's, by way of old papers, from the apothecary of the convent of the Abbey of Fontevrault, he used it quite simply to make drums for battledores.

Pellico's "Zanze."

When I returned to the Stella d'Oro, Hyacinthe was back from Venice. I had charged him to call on Zanze to make my excuses for having gone away without seeing her. He found the mother and daughter in a great state of anger; she had just been reading Mie Prigioni. The mother said that Silvio was a "villain:" he had allowed himself to write that Brollo had pulled him, Pellico, by his leg when he, Pellico, had climbed up on a table. The daughter exclaimed:

"Pellico is a slanderer, and an ungrateful one to boot. After the services which I have done him, he now tries to dishonour me."

She threatened to have the work seized and to sue the author in the law-courts; she had begun to write a refutation of the book: Zanze is not only an artist, but a woman of letters.

Hyacinthe asked her to give me the unfinished refutation; she hesitated and then handed him the manuscript: she was pale and tired from her labours. The old gaoler's wife still claimed to sell her daughter's embroidery and mosaic work. If ever I go back to Venice, I will discharge my debt better to Madame Brollo than I did to Abou Gosch, the chief of the Arabs in the mountains of Jerusalem: I had promised him a bale of rice from Damietta and I never sent it.

Here is Zanze's commentary:

"La Veneziana maravigliandosi che contro di essa vi sieno persona che abbia avutto ardire di scrivere pezze di un romanzo formatto ed empitto di impie falsità, si lagna fortemente contro l'auttore mentre potteva servirsi di altra persona onde dar sfogo al suo talento, ma non prendersi spasso di una giovine onesta di educazione e religione, e questa stimatta ed amatta e conosciutta a fondo da tutti.

"Comme Silvio può dire che nella età ma di 13 anni (che talli erano, alorguando lui dice di avermi conosciuta), comme può dire che io fossi giornarieramente statta a visitarlo nella sua abitazione? se io giuro di essere statta se non pochissime volte, e sempre accompagnata o dal padre, o madre, o fratello? Comme può egli dire che io le abba confidatto un amore, che io era sempre alle mie scuolle, e che appena cominciavo a conoscere, anzi non ancor poteva ne conosceva mondo, ma solo dedicatta alli doveri di religione, a quelli di doverosa figlia, e sempre occupatta a miei lavori, che questi erano il mio sollo piacere? Io giuro che non ho mai parlatto con lui, ne di amore, ne di altra qualsiasi cosa. Sollo se qualche volte io lo vedeva, lo quardava con ochio di pietà, poichè il mio cuore era per ogni mio simille, pieno di compazione; anzi io odiava il luogo che per sola combinazione mio padre si ritrovava: perchè altro impiego lo aveva sempre occupatto; ma dopo essere stato un bravo soldato, avendo bene servito la repubblica e poi il suo sovrano, fù statto ammesso contro sua volontà, non che di quella di sua famiglia, in quell' impiego. Falsissimo è che io abbia mai preso una mano del sopradetto Silvio, ne comme padre, ne comme frattello; prima, perchè abenchè giovinetta e priva di esperienza, avevo abastanza avutta educazione onde conoscere il mio dovere. Comme può egli dire di esser statto de me abbraciatto, che io no avrei fatto questo con un fratello nemeno; talli erano li scrupoli che aveva il mio cuore, stante l'educazione avutta nelli conventi, ove il mio padre mi aveva sempre mantenuta.

"Bensi vero sarà che lui a fondo mi conoscha più di quello che io possa conoscer lui, mentre mi sentiva giornarieramente in compagnia di miei fratelli, in una stanza a lui vicina; che questa era il luogo ove dormiva e studiava li miei sopradetti fratelli, e comme mi era lecitto di stare con loro? comme può egli dire che io ciarlassi con lui degli affari di mia famiglia, che sfogava il mio cuore contro il riguore di mia madre e benevolenza del padre, che io non aveva motivo alcuno di lagnarmi di essa, ma fù da me sempre ammatta?

"E comme può egli dire di avermi sgridatta avendogli portato un cativo caffè? Che io non so se alcuna persona posia dire di aver avutto ardire di sgridarmi: anzi di avermi per solla sua bontà tutti stimata.

Zanze's manuscript.

"Mi formo mille maraviglie che un uomo di spirito e di tallenti abbia ardire di vantarsi di simile cose ingiuste contro una giovine onesta, onde farle perdere quella stima que tutti proffessa per essa, non che l'amore di un rispetoso consorte, la sua pace e tranquilità in mezzo il bracio di sua famiglia e figlia.

"Io mi trovo oltremodo sdegnatta contro questo auttore, per avermi esposta in questo modo in un publico libro, di più di tanta prendersi spaso del nominare ogni momento il mio nome.

"Ha pure avutto riguardo nel mettere il nome di Tremerello in cambio di quello di Mandricardo; che tale era il nome del servo che cosi bene le portava ambaciatte. E questo io potrei farle certo, perchè sapeva quanto infedelle lui era ad interessato: che pur per mangiare e bevere avrebe sacrificatto qualunque persona; lui era un perfido contro tutti coloro che per sua disgrazia capitavano poverie e non poteva mangiarlo quanto voleva; trattava questi infelici pegio di bestie. Ma quando io vedeva, lo sgridava e lo diceva a mio padre, non potendo il mio cuore vedere simili tratti verso il suo simile. Lui ero buono sollamente con chi le donava una buona mancia a bene le dava a mangiare: il ciclo le perdoni! Ma avrà da render conto delle suo cattive opere verso suoi simili, e per l'odio cho a me professava e per le coressioni che io le faceva. Per tale cativo sogetto Silvio a avutto riguardo, e per me che non meritava di essere esposta, non ha avutto il minimo riguarde.

"Ma io ben saprò ricorere, ove mi verane fatta una vera giustizia, mentre non intendo ne voglio esser, ne per bene ne malle, nominatta in publico.

"Io sono felice in braccio a un marito che tanto mi amo, e eh' è veramente e virtuosamente coriposto, ben cognoscendo il mio sentimento, non che vedendo il mio operare: e dovrò a cagione di un uomo che si è presso un punto sopra di me, onde dar forza alli suoi mal fondati scritti, essendo questi posti in falso!

"Silvio perdonerà il mio furore; ma doveva lui bene aspetarselo quando al chiaro is era dal suo operatto.

"Questa è la ricompensa di quanto ha fatto la mia famiglia, avendolo trattato con quella umanità, che merita ogni creatura cadutta in talli disgrazie, e non trattata come era li ordini!

"Io intanto faccio qualunque giuramento, che tutto quello che fù detto a mio riguardo, dà falso. Forse Silvio sarà statto malie informato di me; ma non può egli dire con verità talli cose non essendo vere, ma sollo per avere un più forte motivo onde fondare il suo romanzo.

"Vorei dire di più; ma le occupazioni di mia famiglia non mi permette di perdere di più tempo. Sollo ringraziarò intanto il Signor Silvio col suo operare e di avermi senza colpa veruna posto in seno una continua inquietudine e forse una perpetua infelicità."

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