Ma quella Donna gridava "non fate"
Col viso smorto, e grido tremebondo,
"Non far, che ci farai pericolare,
E cadrem' tutti quanti nel profondo:
A te convien quella serpe baciare,
O far pensier di non esser' al Mondo,
Accostar la tua bocca con la sua,
O perduta tener la vita tua."

"Come? non vedi, che i denti degrigna,
Che pajon fatti a posta a spiccar' nasi,
E fammi un certo viso de matrigna,"
Disse il Guerrier, "ch'io me spavento quassi."
"Anzi t' invita con faccia benigna;"
Disse la Donna, "e molti altri rimasi
Per vilta sono a questa sepolture:
Or la t' accosta, e non aver paura."

Il cavalier s' accosta, ma di passo,
Che troppo grato quel baciar non gli era,
Verso la serpe chinandosi basso,
Gli parvo tanto orrenda, e tanto fera,
Che venne in viso freddo, com' un sasso;
E disse "si fortuna vuol' ch'io pera,
Fia tanto un altra volta, quanto addeso
Ma cagion dar non me ne voglio io stesso."

"Fuss' io certo d'andare in paradiso,
Come son' certo, chinandomi un poco,
Che quella bestia mi s'avvento al viso,
E mi piglia nel naso, o altro loco:
Egli e proprio cosi, com' io m'avviso,
Ch' altri ch'io stato e colto a questo gioco,
E che costei mi da questo conforto
Per vindicarsi di colui, ch'ho morto."[5]

Cosi dicendo, a rinculare attende,
Deliberato piu non s'accostare:
La Donna si dispera, e lo reprende,
"Ah codardo," dicea, "che credi fare?
Perche tanta vilta, l'alma t'offende,
Che ti fara alla fin mal capitare?
Infinita paura e poca fede,
La salute gli mostro, e non mi crede."

Punto il Guerrier de questi agre parole,
Torna de nuovo ver la sepoltura,
Tinsegli in rose il color de viole,
In vergogna mutata la paura:
Pur stando ancor' fra due, vuole, e non vuole,
Un pensier lo spaventa, un l'assicura
Al fin tra l'animoso, e'l disperato,
A lei s'accosta, ed halle un bacio dato.

Un ghiaccio proprio gli parse a toccare
La bocca, che parea prima di foco:
La serpe se commincia a tramutare
E diventa donzella a poco a poco:
Febosilla costei si fa chiamare,
Un fata, che fece quel bel loco,
E quel giardino, e quella sepoltura,
Ove gran tempo e stato in pena dura, &c.

[5] Un cavalier occiso per Brandimarte nel entrare del palazzo incantato.

[6] An altar, dedicated to Sylvan Mars, was found in a glen in Weardale, in the bishopric of Durham. From the following votive inscription, it appears to have been erected by C. T. V. Micianus, a Roman general, upon taking an immense boar, which none of his predecessors could destroy:

"Silvano invicto sacrum. C. Tetius Veturius Micianus Præf. Alae Sebosinae ob aprum eximiæ formæ captum, quem multi antecessores ejus prædari non potuerunt, Votum solvens lubenter possuit."