Mentre che 'l mio passato m’ è presente,
Sí come ogni or mi viene,
O mondo falso, allor conosco bene
L’errore e’l danno dell’umana gente;
Quel cor, c’alfin consente
A tuo’lusingi e a tuo’van diletti,
Procaccia all’alma dolorosi guai:
Ben lo sa chi lo sente,
Come spesso prometti
Altrui la pace e 'l ben che tu non hai,
Né debbi aver già mai.
Dunque ha men grazia chi più qua soggiorna;
Che chi men vive, più lieve al ciel torna.

(Poesías, CIX, 32)

XXV

Véase página [238].

Condotto da molt’ anni all’ultim’ore,
Tardi conosco, o mondo, i tuo’diletti:
La pace, che non hai, altrui prometti,
E quel riposo c’anzi al nascer muore.
La vergogna e 'l timore
Degli anni, c’or prescrive
Il ciel, non mi rinnova
Che 'l vecchio e dolce errore,
Nel qual chi troppo vive
L’anima ancide, e nulla al corpo giova.
Il dico, e so per prova
Di me, che 'n ciel quel solo ha miglior sorte,
Ch’ebbe al suo parto più presso la morte.

(Poesías, CIX 34)

XXVI

Véase página [242].

Giunto è già 'l corso della vita mia,
Con tempestoso mar per fragil barca,
Al comun porto, ov’a render si varca
Conto e ragion d’ogni opra trista e pia.
Onde l’affettuosa fantasia,
Che l’arte mi fece idol’ e monarca,
Conosco or ben, com’era d’error carca,
E quel c’a mal suo grado ogn’ uom desia.
Gli amorosi pensier, già vani e lieti,
Che fien’ or, s’a due morti m’avvicino?
D’una so 'l certo, e l’altra mi minaccia.
Né pinger né scolpir fie più che quieti
L’anima volta a quell’Amor divino
C’aperse, a prender noi, 'n croce le braccia.

(Poesías, CXLVII)