Parecchi storici hanno descritta questa pestilenza, e specialmente fra gl'italiani il Cortusio, il Petrarca, il Boccaccio, Giovanni e Matteo Villani. Quindi le notizie storiche ad essa relative le ho raccolte da questi scrittori, ed anche dai seguenti (Guid. de Chaulieu Chirurg. magn. etc. Raymund. de Vinario lib. I. de Peste; El. Cavriol. Chronic. Brixiens.; Bernardin. Corio Storia di Milano; Papon. Chronolog. des Pestes V. I.; Sabellic. Decad. III. lib. 3. Joan. Tarcagnot. Hist. Mund. lib. XVI. Spangenberg Chronic. Contacuz. lib. 5. c. 8. Gratiol. Catalog. Pest. ad. a. 134-8. Lebenswaldt. p. 15. Adam. Bibl. Loim. de Sismondi Histoire des Republiques Italiennes du moyen âge. T. VI. p. 16-23. Georg. Agricol. Lib. de Peste, Kircher. lib. X.).

A. dell'E. C. 1374. La peste ricomparve quest'anno in Toscana, in Provenza, e in Linguadocca. Gravi danni vi ha essa nuovamente recati, quantunque minori de' sopraddescritti, (Papon.; Raymund. de Vinario; P. Kircher. opp. cit.).

A. dell'E. C. 1375. Nel successivo anno mille trecento settantacinque si rinnovò la peste in quasi tutta la Germania (Raymund. de Vinario; Kircher. opp. cit.).

A. dell'E. C. 1377. Nuova e terribile pestilenza spopolò in quest'anno le città di Venezia e di Genova (Papon. op. cit.).

A. dell'E. C. 1381-82-83. Dominato tutto questo secolo da fierissima peste, ne andò presa ora una parte ed or l'altra del mondo abitato, per modo che appena estinguevasi in una provincia il fuoco del contagio divoratore, riaccendevasi in un'altra. Nuove scintille scoppiar si videro qua e là nel 1381. Verso la fine di detto anno invasane di nuovo la città di Venezia, vi continuò ad infierire per alcuni mesi del 1382, recando gravi danni e sciagure. Fra gli altri morì dal contagio il doge Michele Morosini nel quarto mese del suo dogato (Petr. Pacifico Hist. Venet. p. 77.). Nel 1382 divampò con grave rovina nella città di Bologna, e ne' circostanti paesi. Nello stesso anno trecento ottantadue ne andò devastata la Boemia. Narra il Lebenswaldt, che a Praga si contarono da 1116 morti in un sol giorno. A questo stesso tempo alcune provincie dell'Asia rimasero pur dalla peste desolate e deserte. Nel 1383 penetrò di nuovo il contagio a Firenze, e fu di tal modo micidiale e feroce, che uccideva fino a tre e a quattrocento persone al giorno. Altri luoghi di Europa ancora provarono di si terribile calamità i funestissimi effetti (Cherubino Ghirardazzi Storia di Bologna lib. XXV. Raymund. de Vinario lib. de Peste; Julius Palmarius de morbis contagiosis p. 373. Papon. op. cit.).

A. dell'E. C. 1390-91. Seguendo la storia trovasi ancora nel 1390 la peste in Francia, nella Provenza, e a Bologna in Italia. Sia, che quivi fosse rigermogliata da qualche seme non bene estinto dell'ultimo terribile contagio, sia, come altri vogliono, che fossevi stata portata di nuovo da persona infetta, narrasi, che da di là si è diffusa nella Romagna; e dalla Romagna col mezzo de' bastimenti commerciali passata a Genova, e a Venezia; dalla quale ultima città venne poi introdotta nell'anno susseguente 1391 col mezzo di un individuo infetto a Verona ed a Brescia.

Nel 1391 v'ebbe parimenti fiera peste nella Turingia, ed in varj altri luoghi della Germania. Nel 1391 comparve una cometa, la cui apparizione fu susseguitata da dirotte piogge, da tempeste, da inondazioni, come pure dalla fame e dalla peste: fenomeni ordinarj delle gravissime calamità fisiche, le quali togliendo agli uomini i necessarj mezzi di sussistenza, li lasciano esposti a tutte le ingiurie del bisogno, al cordoglio delle privazioni, e alla roditrice miseria. (S. Giovanni di Capistrano nel suo Specchio della coscienza; Papon. T. II. p. 277. Lebenswaldt).

A. dell'E. C. 1399-1400. Nel mille trecento novantanove si sviluppò nuovamente la peste nella Lombardia. Nel mille quattrocento si ampliò, desolando parecchie delle principali città e paesi d'Italia; ma in nessun luogo fece tanta strage, quanto a Firenze, dove secondo la relazione degli storici più accreditati vi perirono da circa trenta mille persone. Riferisce il Karnero, che la città di Siena ne andò pur fieramente travagliata, e che Roma fece immensa perdita di persone, tra le quali moltissimi pellegrini ed altri forestieri, che in gran numero vi si erano trasferiti in quell'anno per la ricorrenza del Giubileo (Boninsegn. lib. IV. El. Cavriol. lib. 8. Gratiol. Chronic. Pest. Karner. Lib. de Peste. Kircher. Chronolog. Pest. Papon. opp. cit.).

Nel giorno 20 Febbraio dello stesso anno 1400 cominciò nella città di Ragusi la peste, la quale fu fierissima, e durò due anni. Vi perirono 160 patrizj, appartenenti al maggior consiglio, 207 matrone, e da circa cinque mille delle altre classi del popolo. Nell'anno 1403 cessata la peste, venne confermato il decreto del Senato del 1400 risguardante la solennità della festa dei ss. quaranta Martiri, ed ampliata quella di s. Biagio, protettore di quella Republica. (Seraphin. Cerva Compend. Historiae Ecclesiasticae Rhacusinae; Giovanni di Marino Gondola, Annali della città dì Ragusa pag. 97. Storia di Ragusi scritta da un Anonimo; Serafino Razzi Storia di Raugia pag. 124.).

Secolo XV.