A. dell'E. C. 1543. A Stagno, picciola città appartenente una volta alla Repubblica, ora al Circolo di Ragusi, v'ebbe in quest'anno peste tanto atroce e funesta, che secondo lo storico Razzi vi perirono nove decimi de' suoi abitanti. Questa città, i cui vestigi mostrano essere stata una volta florida e ben popolata, ora è misera e pressochè spoglia di abitatori.

A. dell'E. C. 1544. Il Papon nella sua cronologia delle pesti fa menzione di una terribile pestilenza, che in quest'anno travagliò l'Inghilterra, la Germania, e la Francia. È facile (come altrove si avvertì), che gli autori abbiano chiamato col nome generico di peste alcune gravi epidemie tifiche, od altri morbi d'indole contagiosa e maligna. Ora però è impossibile di ben chiarirsi di questi fatti.

A. dell'E. C. 1546. Peste del pari fierissima in quest'anno nella Provenza, secondo lo stesso autore.

Nello stesso anno 1546 penetrata la pestilenza nel territorio del Narenta in Dalmazia, si propagò in diversi luoghi confinanti col tener di Ragusi. Ma ben custodito il cordone di guardie apposte alla difesa del paese di Ragusi, la peste non penetrò nelle terre di quella Repubblica (Seraf. Razzi Storia della Repubblica di Ragusi p. 265.).

A. dell'E. C. 1547. La Peste fece nuovamente immense stragi nella città di Costantinopoli. Si narra che vi perisse ogni giorno un numero assai grande di persone (V. Adami Bibl. Loim. p. 155.).

A. dell'E. C. 1550. Nel mille cinquecento cinquanta s'incontra di nuovo la peste nella città di Milano. Il Morigia nella sua storia pretende che per essa fosse tolta quella città la metà circa della sua popolazione (Papon. Chronolog. des Pest.).

A. dell'E. C. 1551. In quest'anno la peste afflisse la città ed i borghi di Sebenico in Dalmazia (Memoria tratta dall'Archivio Civico di quella città).

A. dell'E. C. 1552. In quest'anno v'ebbe peste crudelissima in Ungheria, nell'Austria, ed in varie parti della Germania. L'Italia non ne andò esente. Quindi penetrò essa nell'esercito di Carlo V, quando le sue armate invadevano i confini della Gallia, appunto nel tempo, che stavano all'assedio di Metz; e vi fece orrenda strage degli abitanti, e delle truppe. Si giudicò originata dai disagi della guerra, del freddo, e della fame (Andr. Matthiol. Comentar. in lib. VI. Dioscorid. Mambrin. Roseo lib. 6.; Adami Bibl. Loimic. p. 152.).

A. dell'E. C. 1553. Peste atroce e fierissima desolò in quest'anno la Gallia Narbonese. Tal contagione fu così veemente e micidiale, che, secondo che ne riferisce il Valeriola, gli uomini, caminando e discorrendo, perivano improvvisamente, quasi colpiti da fulmine (Franciscus Valeriola in suis Observation, et Enarration. Medicinal.).

A. dell'E. C. 1554. Fierissima peste regnò in quest'anno nell'Ungheria, e specialmente nella Transilvania, e ne' circonvicini paesi. Narra il Lebenswaldt che essa mostrava di sè un singolar fenomeno, qual era che i malati venivano straziati da dolori così crudeli e veementi, che per l'acerbità si laceravano co' denti le carni delle braccia e delle mani, e l'un l'altro furiosamente invadeva, comunicandosi a vicenda miseramente la contagione e la morte. (Lebenswaldt ad Fincelium; Papon. op. cit.).