La libera ventilazione dell'aria pura sarà adunque da risguardarsi, come il più valido, il più sicuro e più facile mezzo che la natura stessa porge all'uomo per distruggere i germi del contagio sempre disposti a sostare e ad annidare fra le sue vestimenta e le domestiche masserizie ed altri oggetti suscettibili, ed a moderare altresì la gravezza della malattia quando è in corso. Quindi ne' casi di peste o di vicina minaccia di questo come di ogni altro contagio pestifero, dovrà essere specialissima cura del Governo, o di quelli che presiedono alla tutela della pubblica salute istruire le popolazioni sull'efficacia salutevole di questo mezzo, ed esortarle fervorosamente a valersene.

Terminerò questo articolo raccomandando nelle circostanze di contagio, oltre le pronte disinfettazioni, ed i già indicati preservativi; oltre l'aria libera e pura; la nettezza e pulizia delle persone, delle robe, delle case; una vita metodica e regolare; tenersi in guardia ond'evitare qualunque eccesso sì nel mangiare che nel bere e nell'uso di venere; moderazione in tutto, anche nei piaceri; schivare i sconcerti della traspirazione, i rapidi passaggi dal caldo al freddo, la eccessiva fatica del corpo e della mente, e tutto ciò che in qualsivoglia modo può debilitare la macchina e predisporla a contrarre l'infezione. Importa soprattutto aver grand'attenzione di tener sempre bene in assetto e nella normale sua vigorìa lo stomaco, con cibi salubri, buoni, graditi, nutritivi, e di facile digestione adattati alle forze e all'idiosincrasia dell'individuo, animali misti coi vegetabili, con qualche bicchierino di liquore di perfetta qualità nel tempo del pranzo, col caffè, col fumo del tabacco allorchè se ne sia avvezzo, coll'evitare il digiuno e l'astinenza protratti, col non entrare mai a stomaco digiuno in luoghi chiusi dove l'aria abbia perduta la sua verginità, e molto meno dove giacciano infermi, o persone mal sane ed altre simili avvertenze. Lo stomaco è l'emporio del sistema nervoso. Sommi sono i rapporti simpatici fra l'interna e l'esterna superficie del corpo, fra la pelle ed il tubo alimentare. Alterato o debilitato che sia lo stomaco, tutta la macchina è sconcertata; e le funzioni della pelle, che principalmente importa di mantenere in istato normale, sono le prime a risentirsene. Le impressioni morali hanno eziandio una grande influenza sulle funzioni dello stomaco, e sopra tutto il sistema de' nervi. La melanconia, la tristezza, lo scoraggiamento, la paura, ed ogni altro triste patema d'animo, illanguidiscono e sconcertano le funzioni dello stomaco, abbattono la potenza nervosa, ed aumentano per conseguenza la predisposizione individuale a contrarre la malattia. Il perchè giova molto ne' tempi di peste darsi coraggio ed essere intrepido, senza però spingere l'intrepidezza fino all'imprudenza, e fino al segno di mettere in non cale i preservativi. È però più facile il consigliare che il mantenere in que' terribili momenti, la tranquillità dell'animo e l'intrepidezza. La morte con tutti gl'indescrivibili suoi orrori vi circonda da tutte le parti; e non appartiene che al saggio, il quale con una vita virtuosa si è da molto tempo prima preparato a morire, l'attenderla con indifferenza e il vedersela attorno pronta a vibrar su di lui il colpo fatale; e allo stupido che manca di senno, o è incapace di concepire la gravezza del pericolo. Ciò non pertanto convien fare ogni sforzo per procurar di vincere quella pusillanimità e quella paura, che sono per se stesse una malattia, e che predispongono grandemente a contrarre la peste e qualunque altro contagio pestilenziale. Si ommetta affatto d'intervenire ne' luoghi ove v'abbia riunion di molte persone, nei siti affollati di gente, e dove l'aria è poco rinnovata, od inquinata da fetide o disgustose esalazioni. Si eviti di avvicinare i malati senza una reale necessità, e se non siamo a ciò obbligati dai doveri dell'ufficio, da quelli del sangue, dalla religione, dalla gratitudine o dall'amicizia. Dovendolo fare, non si trascurino gl'indicati preservativi, ne se li avvicini con meticolosità, o con paura. Si abbia sempre presente che l'aria libera e pura è il migliore di tutti i preservativi, il vero mezzo salutare e depurante per eccellenza. Si abbia presente alla memoria che ogni contagio ha un'atmosfera contagiosa sua propria; che l'ambito del corpo di ogni ammalato di peste bubonica, di colera, di febbre gialla, di vajuolo, o d'altra malattia di contagio, esala incessantemente un vapore, una specie di traspirazione che si estende fino ad un certo punto; che questo vapore che esala da ogni parte dell'ammalato è ciò che si chiama sfera di attività del contagio, atmosfera contagiosa; che i raggi di questa sfera variano, possono essere più o meno lunghi secondo le circostanze; che nei luoghi chiusi, ed in generale ove manca l'ossigeno, ove non v'ha aria libera e pura, i germi del contagio non soffrono modificazione, restano latenti per un tempo indeterminato attaccati e nascosti entro a' corpi innanimati suscettibili di ritenerli, sempre pronti a svilupparsi e riprodursi tostocchè si presentino favorevoli circostanze.

Toccata così di passaggio anche la parte importantissima che risguarda i preservativi, la quale non doveva entrare nel presente volume, come neppure le altre del diagnostico e delle disinfezioni, e sulle quali, cedendo al desiderio di esser utile, mi avvisai dover anticipare a far di pubblico diritto alcune mie osservazioni, mi rimetterò ora in via, ed il filo riprenderò della Storia.


Continuava la peste fra la truppa Russa, ch'era di presidio in Moldavia e nella Valacchia. Dietro i suggerimenti del rinomato D.r Oréo, i soldati, abbandonate le case de' Cittadini, ov'erano aquartierati, si posero a campo aperto fuori dell'abitato. Il quartier generale di quel corpo d'armata fu piantato a due verste lontano da Bukarest. Pochi giorni dopo accampata la truppa, la peste tra essa minorò d'assai. Il corpo maggior dell'armata comandato dallo stesso generale in capo Conte di Romanzov mantenevasi sano; e siccome lungo la riva destra del Pruth, da quella parte che risguarda la Moldavia e la Valacchia, l'infezione era pressochè generale, tanto fra la truppa che fra gli abitanti del paese; così quel Comandante diresse la sua marcia verso la parte sinistra del detto fiume confinante colla Bessarabia, già quasi deserta; ed altre precauzioni prese per impedire ogni comunicazione, sì co' paesi infetti, e sì con quei corpi di truppa fra' quali serpeggiava il contagio; e le fece osservare con molto rigore. È da notarsi, che per tutto il corso della State, fra i varii corpi componenti la detta grande armata non si è manifestato alcun accidente di peste, malgrado le molte vittorie riportate sopra i Turchi specialmente a Kaul e Larga, ed il ricco bottino fatto dal soldato vittorioso negli abbandonati campi nemici[66]. Verso la fine di settembre (1770), durando per molti giorni un tempo sciloccale e piovoso, si manifestò la peste fra il detto grande esercito, attaccando da prima un corpo di cannonieri, che dopo aver valorosamente espugnato il castello di Ackerman se ne ritornava al campo carico di bottino, seco asportando colle spoglie de' vinti anche la peste. Nè andò molto, che il contagio si propagò in altri corpi d'armata, malgrado tutte le precauzioni.

La peste, dopo aver piantate profonde radici nella Moldavia, estese le sue stragi fino a Chozim, città di confine tra la Moldavia e la Polonia, situata alle rive del Niester. Di là propagossi nella Podolia e nella Volinia, nelle quali Provincie venne recata primamente da alcuni rivenduglioli ebrei, che avendo acquistato molti mobili a Yassy e Chozim, ed in altri luoghi, li rivendettero in Polonia. Dalla Podolia s'inoltrò nel mese di agosto fino a Kiew o Kiovia, città considerevole della Russia europea, nella qual città uccise più di quattromille persone; e dove appunto, come pur troppo suol accadere nelle città maggiori, la peste fu da prima messa in dubbio, nè se ne ravvisò il pericolo che troppo tardi; ed allorquando, divenuta poi grande ed estesa la mortalità, alla cieca fidanza successe ad un tratto il convincimento, e con esso lo spavento generale, il terrore, la confusione, ed il più fatale abbandono di tutte le cose.

In tale stato i più ricchi e potenti e parte delli stessi Magistrati disertarono dalla città, lasciandola in balìa della sorte in uno stato di scompiglio e di desolazione da non potersi ridire. Studenti, mercadanti, operai, e tutti quelli cui le famigliari faccende permettevano di allontanarsi, seguirono il loro esempio, seco portando qua e là il seme del contagio, che per tal modo si sparse rapidamente in varii castelli e villaggi della piccola Russia. Dopo aver infierito colà durante i mesi di settembre, ottobre e novembre, e tolte di vita parecchie migliaja di persone; nel dicembre, al cader delle brine invernali mitigò da sè, e nel successivo gennajo poco a poco scomparve, non solo a Kiew, ma ancora negli altri luoghi infetti di quelle vicinanze. Si accese però di nuovo nella seguente primavera sì a Kiovia, e sì pure a Neskin, mostrando di voler riprodurre le stesse tragiche scene; ma spedito opportunemente colà d'ordine dell'Imperatrice Catterina II.da il General Maggiore Schipow, ed a cura di lui attivate e rigorosamente mantenute ottime discipline e provvedimenti sanitarii, la peste venne subito soffocata, e quel nuovo sviluppo non ebbe da quella parte ulteriori conseguenze.

Imperversando, come si è detto, il contagio a Kiew, e nelle altre località della piccola Russia, nel mese di settembre (1770) si propagò a Braensk e Sewsk, città della gran Russia poste quasi in mezzo tra Kiew e Mosca, ed in parecchi castelli e villaggi che s'incontrano da quella parte; e finalmente nel dicembre dello stesso anno 1770 manifestossi nella città di Mosca.

Della descrizione della Peste di Mosca.

Nel progredire colla stampa di questo primo Volume si è riconosciuto, che ove in esso si avesse voluto comprendere, oltre la Bibliografia, tutta la parte storica fino al 1838, sarebbe risultato il libro di soverchia grossezza, di un formato tozzo, e perciò incomodo a maneggiarsi. Si venne quindi nella determinazione di comprendervi soltanto la parte storica fino alla peste di Mosca degli anni 1770, 71, 72, riportando la descrizione di quella memorabile pestilenza, e la rimanente Storia fino al giorno d'oggi nel secondo Volume che fra breve terrà dietro a questo. Il quale secondo Volume comprenderà in oltre, un Supplemento alla Bibliografia, in cui saranno registrate tutte le Opere più recenti sulla Peste e sulla pubblica Amministrazione sanitaria, e molte altre, delle quali non venne fatto all'Autore di aver conoscenza se non che dopo terminata la stampa dei varii fogli di bibliografia che costituiscono la prima parte del presente Volume; non che un Indice ragionato, il quale agevolerà la conoscenza di tutto ciò che di più rimarchevole e di più interessante trovasi sparso nella storia delle varie pestilenze descritte in questi Volumi. Saranno in oltre riuniti i varii dati sparsi, le analoghe osservazioni delle differenti epoche in un solo prospetto e sotto lo stesso punto di vista, il che potrà forse servire a stabilire alcune verità pratiche e trarre utili conclusioni, le quali non mancheranno di avere una certa utilità all'evenienza de' casi, e segnatamente al manifestarsi improvviso di qualche grave insorgenza morbosa. Confida l'autore che tutto ciò sarà ben accetto e gradito dai leggitori.