[13]. La città di Sebenico e quella di Arbe in Dalmazia furono in modo afflitte dal contagio nel detto anno 1449, che grande mortalità vi cagionò fra quelle popolazioni (Memorie esistenti nell'Archivio Civico della città di Sebenico. Liber nuncupatus Magnum Venerandi Capituli Arbensis ad pag. 116 Indictione 12ma).

[14]. «L'anno 1500, nel quale a Roma si celebrò il Giubileo istituito già da Bonifazio VIII, in Levante Bajazetto se n'andò all'espugnazione di Modone, rovinò le muraglie, gli levò la difesa, e correndo i Giannizzeri dalle trincee presero per forza la città, e tagliarono tutto il presidio a pezzi: di che ispaventati quelli di Corone s'arresero ad Achmet Bassà. Ebbe ancora Navarino, che già si chiamò Pilo, albergo del vecchio Nestore sopra il Porto di Giunco, con la Rocca di Crifo; e il popolo di Corinto Misitra (questa città crebbe dalle reliquie di Lacedemone), e di Petras, che già fu detto Patra, raccolti i patti è le facoltà più preziose, abbandonate le case, come inabili a sostenerle contra il furore barbaro, si sparse per l'Italia e Sicilia, e una parte si ridusse in Ragusa, ed arrecò la peste, che partorì grandissimo danno alla nostra città. Ma concorrendo la nobiltà e il popolo in opinione, che ciò era il sdegno giusto di Dio, riconoscendo con vera penitenza i peccati proprj, perdonate l'offese e i delitti loro da Dio, il male abbandonò la città».

[15]. «Dell'anno 1526 fa portata la peste in Raugia da un Maestro Andrea Sartore, che tornava d'Ancona, il quale fu perciò condotto per la Città sul carro attanagliato e morto. E la peste fè tanto danno, che la Città restò quasi desolata. Morirono 84 Gentilhuomini, e 80 Gentildonne: in San Domenico morirono 19 Padri, in San Francesco 25. In cinque monasterj aperti morirono più di 160 Monache, e in tre serrati nessuna. Dell'altro popolo fra la Città e Contado morirono intorno a 20,000 persone. E riducendosi il Senato a Gravosa, nel Convento di Santa Croce dell'Ordine de Predicatori, rimasero i soli Soldati alla guardia della Città, e due galere armate con una fusta per guardia del porto. Finita la peste, che durò intorno a 20 mesi, e in cui si spese dell'Erario pubblico per le guardie, provvedimenti, e limosine circa 40 mila ducati, si fabbricò una Chiesa a S. Rocco, e si chiamarono ad abitare nella Città molti del contorno».

[16]. «Diese Landsucht war mit schweren Schmerzen des Hauptes, schwerem Athem, Husten etc. der Hals voll Heiserkeit; der Auswurf nur Schleim; aber es folgte Verlust aller Kräfte, aller Speisen Verdrusz, Aengstigheit des Herzens. Sobald eine Person ergriffen ward, bekammen es alle im Hause ohne Unterschied, grosz und klein, Manns-und Weibspersonen: viel ab aber genasen wieder; ausser die kinder, welche schier alle starben, weil sie die Brust durch den Auswurf nicht reinigen konnten».

[17]. «Luctuosissimus hic annus 1607 ob pestilentiam Spalatensibus fuit, quae adeo saeviit, ut magnam incolarum partem absumpserit. Ingentis illius cladis portenta quaedam apparuisse ferunt, subterraneas et horribiles voces, et fremitus auditos, qui praenuncii mortalibus forent. Ex urbe in agros fuga et seccessio plurimis saluti fuit: ex his, qui in civitate remanserunt, ad quatuor millia teterrimi virus labe affecti interierunt. Senatus Praefectum saluti curandae Joannem Baptistam Michaelium misit, cujus virtute ac diligentia civitas respirare, pestilentia mitescere, remedia admittere, funera in dies imminui, cuncta, qua metu, qua lenitate, in ordinem redigi coeperunt; ac tandem, frigoris superveniente vi, malignitas morbi victa est».

«Relatio Status Ecclesiae Spalatensis an. 1612.

Civitas habet domos circiter mille et ducentas; incolarum in se continebat ad quinque millia cum suburbiis, sed quatuor pene millia pestis ante quadriennium absumpsit».

[18]. «Julius Presbyter de Marchiis Jadrae tempore pestis scribebat Testamenta per vias, et titulo charitatis vocabat ad fenestras infirmos.» Antico MS. ad an. 1619.

[19]. Il Rondinelli (Storia della Peste di Firenze, 1630, ec.) conta d'una donna credutasi morta, che fu sepolta con altri appestati, e in sè tornata si ricoverò alla sua casa. Non accoltavi dal marito, ebbe ricorso al padre del Rondinelli, il quale conosciutala non come fantasima, quale era stata tenuta dal marito di lei, fece sì ch'egli per sua moglie la riprendesse.

[20]. Secondo il Tadino al primo annunzio sparso in Milano, che la peste serpeggiava nella parte del milanese vicina ai Grigioni, si contarono a Milano 9715 individui miserabili della campagna cacciati dai loro tugurj per una rabbiosissima fame, i quali poi, rinchiusi in un lazzeretto, per molto disagio vi morirono quasi tutti.