[41]. «Les grains, doivent être fournis en pur froment, les Provençaux étant dans l'habitude de ne consommer que de bons blés, et de ne manger que de tres-beau pain; et comme les grains de la récolte dernière sont presque tous de mauvaise qualité, il est de la dernière consequence d'en faire le choix avec grande attention, sans s'arrêter au prix, étant infiniment convenable, et même plus prudent, de les payer au prix des plus beaux blés, en les choisissant réellement tels; que de s'exposer, par une economie mal placée à les prendre de mauvaise qualité, et au plus bas prix, parce que si l'on n'avoit pas sévèrement cette attention, il en resultéroit que bien loin que l'objet fût considéré comme un secours, on lui attribuiroit peut-être la cause de la continuation de la maladie.»
[42]. L'Acido acetico poliaromatico; Acetum prophylaticum; Aceto antisettico, Aceto dei 4 Ladri, si prepara prendendo le piante recenti di assenzio, di menta crespa, di ruta, di rosmarino, un'oncia e mezza per sorte; fiori secchi di lavanda, due once; di radice di calamo aromatico, di corteccia di cinamomo, di noce moscada, di garofani, di ciascuno due dramme. Il tutto ben diviso e mescolato insieme si fa macerare in dieci libbre d'ottimo aceto, posto in una cucurbita di vetro, chiusa per dodici giorni: poi si preme e si feltra; indi aggiungasi un'oncia d'alcool canforato, e si serba in un recipiente di vetro chiuso.
Alcuni attribuiscono a questo aceto così composto una virtù antisettica ed antipestilenziale, bagnandosi le mani ed il volto. Internamente usasi nella debolezza, languore, flati, ascaridi, ec.
Brugnatelli dice che questa preparazione si è creduta dotata di una virtù antipestilenziale, e quindi si raccomandava d'impregnarne i panni e l'aria delle stanze co' suoi vapori; come pure di odorarla, e prenderne di quando in quando internamente come preservativo della peste: ma il tempo ha dimostrato che questa medicina non differisce dagli altri liquori aromatici, dotati di virtù eccitante, e non possiede alcuna virtù antiscorbutica, o antipestilenziale specifica.
[43]. Assicura l'autore essersi ad un infetto tagliato un carbone sull'epigastrio, che pesò una libbra e tre quarti, a tal che, rimaste a nudo le parti sottoposte, vedevasi il moto peristaltico degl'intestini. Quest'ammalato poi è guarito.
[44]. Non rari furono i casi di persone, che mostrarono una singolare insuscettività al contagio. Fra gli altri narrasi di una donna, che continuò a dormire col suo marito, infetto di peste, e nel medesimo letto per tutto il corso della malattia, senza ritrarne alcuna offesa. Una lor figliuola invece, contrattone il male, e con carbonchi, poco prima di spirare, presa da delirio furioso, morsicò la sua madre al petto con tanta forza, che porzion della cute gliene restò attaccata ai denti; non per questo la madre ne contrasse la malattia; ma, medicatane ognidì la piaga col roob di sambuco, in nove giorni le si consolidò, e ne rimase la donna sempre sanissima. È pur da notarsi che tutto ciò avvenne, quando la malattia era nello stadio del suo maggior vigore.
Riferì un chirurgo degno di fede, che si trovava a quel tempo nell'Ukrania assistendo ammalati, di non aver veduto ne' luoghi infetti alcun uccello volar per l'aria in tutto il tempo, che durò quel contagio.
[45]. Nel Febbrajo appunto che ha preceduto la peste a Marsiglia regnarono molti catarri, malattie di petto e di gola; e si videro accompagnate da insoliti accidenti, cioè da gonfiamento delle glandule del collo. Oltre le peripneumonie, le angine legittime e spurie, si videro pur febbri di maligno carattere con tumefarsi le glandule inguinali, e le parotidi. È da notarsi che regnavano allora in Genova, Alessandria della Paglia, Milano, Napoli, Roma, ed altri luoghi simili febbri di mal costume. Il verno di quell'anno era stato dominato da continui nuvolosi e torbidi venti australi, e fredda ne fu la stagione.
Lo storico Orazio Turriano, che di questa Peste ci lasciò la miglior descrizione, narra alcune combinazioni di circostanze veramente singolari. Egli osserva che appunto nel dì 20 Febbrajo, in cui partì da Missolongi la nave, che recò a Messina la Peste, accadde in Messina quel terribilissimo terremoto, che cagionò tanto spavento, e che è celebre ancora per l'orrore e pei danni recati. In fatti a memoria di sì grave avvenimento si affisse una Lapide con iscrizione storica al lato anteriore del Campanile della Chiesa Maggiore, in tempo che neppur temeasi di peste. Aggiunge il medesimo che gli almanacchi del 1743 stampati alla fine del 1742, a Messina ed in altre parti d'Italia predicevano che correr dovea nel detto anno 1743 Epidemia bubonale. Un buon uomo di Messina, che solo sapea segnalarsi nel far Lunarj, da tre mesi prima si mostrò timoroso di un grave incognito avvenimento che predicea sovrastare a Messina. Per tal motivo si preparò una picciola casa in campagna, e dai primi di Aprile, quando neppur per immaginazione si temea della pestilenza in città, se ne allontanò, e andò a ricoverarsi in campagna entro la detta casuccia. (fasc. 6. 7.)
[46]. Di questa peste triennale di Algeri che distrusse un terzo degli abitanti di quella Città non è fatta menzione in verun luogo della presente Storia, perchè non vi fu alcun Autore ch'io conosca, che l'abbia descritta. Convien ritenere, che per questa stessa ragione mancano forse nella presente Serie le descrizioni di molte pesti de' Secoli barbari, e di altre che afflissero paesi o provincie dopo l'invasione de' popoli barbari: p. e. dopo la distruzione dell'Impero d'Oriente per lunga serie di anni non si fa menzione di peste esistente a Costantinopoli. Non perciò è credibile che per sì lungo corso di anni quella Città sia stata immune da peste. Lo stesso si dica riguardo ad altri paesi, delle cui pestilenze nulla ci fu tramandato dalla Storia.