La seconda vecchiaia comincia nel 70° anno, e finisce verso il 79° anno più anno meno e seconda della costituzione del regime e della condizione sociale dell'individuo. Questa età, secondo i fisiologi, sarebbe la penultima della vita umana, ma è ben raro che l'individuo che raggiunga questo periodo sia ancora in buona salute, perchè di rado un giovane si mantiene lontano dai vizi e dagli abusi.
Gli svaghi e i passatempi di questa età sono affini a quelli della precedente, solo che diventano molto più rari.
Il vecchio a 70 anni desidera la quiete, il riposo. Le distrazioni che ancora gli rimangono sono la compagnia di un amico d'infanzia, la tavola, la pipa o la tabacchiera.
Ciò che a un settuagenario torna molto caro e gradito è il discorrere della sua gioventù, delle sue avventure, delle sue buone azioni, e una debolezza comune a tutti i vecchi è quella di sentirsi lodare.
Un altro piacere speciale a certi individui è quello di ammassare ricchezze per paura che abbia loro a mancare il necessario, anche quando hanno denaro più del bisogno. Coloro poi che furono prodighi in gioventù sono ora tanto più parchi ed economi. Qualità del resto che gli eredi trovano buona quando il vecchio non si assoggetti a privazioni.
Parte Seconda.
Dell'abitudine e della noia dei vecchi.
Pei vecchi settuagenari l'abitudine è divenuta una necessità, una propensione irresistibile della loro esistenza che bisogna guardarsi bene dal contrastare, perchè ne potrebbe derivare uno sconcerto nel debole organismo dell'individuo. Nei vecchi le abitudini si verificano su tutte le cose e su tutte le circostanze della vita. Inutile è l'enumerare tutte le occupazioni, gli svaghi dei quali un vecchio può formarsi un'abitudine. Diverse sono a seconda del suo grado, della sua posizione sociale. Così può riscontrarsi l'abitudine di alzarsi e coricarsi ad una data ora, di fare quella data passeggiata, quella tale visita, di frequentare una conversazione, un caffè, ecc.; abitudini che se gli sono contrariate, il vecchio diventa irascibile, si inquieta e si attrista. E infatti è evidente. Il poveretto a quest'età, non potendo gustare certi piaceri, non potendo avere altri svaghi, si attacca vivamente a questi ultimi passatempi che gli rimangono per non restare solo e non lasciarsi sopraffare dalla noia.
La noia infatti è uno dei principali nemici della nostra salute. La noia colpisce il nostro fisico e il nostro morale. Essa ci abbatte e ci annichilisce rendendoci incapaci di operare con saggia energia. Ciò che mantiene viva ed animata la vita nostra è la speranza di raggiungere un fine che abbiamo concepito. Se questa speranza per varii motivi viene a cessare, cessa anche lo stimolo, l'eccitante della vita, la noia sopravviene e l'uomo da questa assalito più non vive, ma vegeta.