Riguardo a questo piacere dobbiamo dire che se è spinto alla fatica diventa nocivo alla salute. Alla caccia bisogna guardarsi dalle correnti d'aria fresca quando si è in traspirazione, nel bevere quando si è sudati, o dall'attraversare qualche acqua quando i piedi sono riscaldati dal percorso cammino. Queste sono norme che non si osservano quando siamo in preda all'entusiasmo di inseguire qualche lepre, ma che dovrebbero seguirsi per non prepararsi delle infermità.
Un altro piacere per i proprietarii di terre è quello di assistere al raccolto e principalmente alle vendemmie. Nei paesi viniferi si danno delle feste campestri, come le colazioni, i pranzi, i balli, feste che ci tornano gradite, perchè nuove e purificate dall'aura imbalsamata della campagna. Ma la seconda metà dell'autunno non presenta questi dolci piaceri. Essa è triste, melanconica. La natura si spoglia de' suoi verdi colori, gli alberi nudi sono tetri, gli augelletti più non gorgheggiano, le brine cominciano a coprire la terra, l'aquilone freddo sibila fra i rami, le nebbie, le pioggie sono frequenti, i torrenti straripano, i raggi solari si affievoliscono, la natura si addormenta per ridestarsi più viva, più appariscente in primavera.
L'autunno però, sebbene abbondante in piaceri, è pure abbondante in malattie. Queste provengono dai cambiamenti repentini di temperatura che sono frequentissimi in autunno. Provengono però principalmente dalle scorpacciate di frutta di cui è ricca questa stagione. Si guardino bene i golosi dagli eccessi di questo genere, perchè non sanno quanto dolorosi sieno i flussi di ventre, le febbri ribelli o le dissenterie.
Un alimento che raccomando caldamente nell'affievolimento di stomaco è il buon cioccolatte, perchè, oltre all'essere facilmente digeribile, ripara subito le perdite del corpo. Bisogna però guardarsi dal cioccolatte di cattiva fabbricazione, perchè non fa altro che ingombrare lo stomaco.
Un'altra raccomandazione è quella di coprirsi ai primi freddi per evitare i raffreddori e le soppressioni di traspirazione.
Parte Quarta.
Dei piaceri in inverno.
Questa è la stagione più monotona e melanconica dell'anno. Il sole più non ci riscalda, e pare che ci abbia abbandonati. La neve bianca e fredda copre come un funebre lenzuolo tutta la campagna. Ovunque è tristezza, ovunque è torpore.
Ma se l'inverno è triste pel vecchio e pel fanciullo che se ne stanno rincantucciati al caminetto, non lo è però pel giovane, il quale trova nell'inverno dei cari e graditi divertimenti. Egli sfida i rigori del verno per assistere all'opera, al dramma, ai concerti; egli sfida la neve per correre dove la danza lo chiama e lo attira, e non lascia la minima occasione per festeggiare l'amore e il piacere.
Una molestia dell'inverno è il freddo delle mani e dei piedi. Freddo che deriva da ciò che il sangue più non circola nella rete muscolare superficiale, ma bensì è spinto nei vasi interni.