Giuliano tacque.
Ruggeri era impallidito per lo sdegno. Pure, essendosi imposto la calma, dopo breve pausa:
— Disgraziato! Non pensavi che quei danari sono sacri, che non sono tuoi, che sono di tuo figlio, di quella povera donna, che, fidente in te, nel tuo amore, ti darebbe la vita? Giuliano, quale demonio ti ha invaso?
Avvicinandoglisi, gli prese le due mani, e con affetto, quasi supplicante:
— Dammi almeno parola che liquiderai la tua posizione in borsa, che rinunzierai alla rivincita. Sarebbe il disonore colla rovina completa.
Giuliano aveva le lacrime agli occhî, l’angoscia lo strozzava; mormorò più che non dicesse un sì, assentendo del capo. Poi soggiunse:
— Avevo già pensato di dare ipoteca ad Adele su i miei stabili.
— Bisognerà farlo subito...
Intervenne Lastri:
— L’importante è di rompere ogni rapporto con quel furfante di Ferretti, di non mettere più piede nelle bische, delle quali egli ed il suo avversario... politico, il noto giornalista Moisaici, sono i cointeressati biscazzieri. È notorio. Si susurra perfino che un nostro collega e, parlamentarmente parlando, non l’ultimo venuto, vi abbia lo zampino.