Ermanno non si potè partire da casa Ramati senza prima aver promesso di tornarvi alla dimane, ed ancora mentre stava per scendere le scale, Laura trattenendolo per mano sclamò: Si ricordi che lʼaspettiamo!


III.

Potrebbe mai mente umana esprimere con parole tutto ciò che passava per la testa al giovane artista mentre avviavasi verso casa?.... Egli stesso mal sapeva darsi ragione di ciò che provava in quei momenti.—Tutto lʼaccaduto di quella sera gli appariva come un sogno, un lungo e dolcissimo sogno; alcunchè di nuovo agitavasi nellʼanimo suo, un senso ignoto di malinconica beatitudine a cui lʼimmagine di Laura non era affatto estranea.—Quanto è bella quella giovinetta! ripeteva fra sè, e con piacere riandava col pensiero su tutto ciò che ella gli aveva detto.—Era una piena di nuove sensazioni che gli scaturivano dallʼanima, ed egli ne assaporava le dolcezze senza comprenderle.—Con infantile compiacenza ripetevasi mentalmente il nome di Laura, e quel nome era seguito da qualche cosa che rassembrava ad un sospiro.

Rammentavasi poscia quel leggiero alito della fanciulla che stavagli alle spalle mentre egli suonava; quellʼalito che gli aveva sfiorata la guancia come una carezza, quel soffio delicato che aveva scossa la sua fantasia costringendolo ad amplificare le frasi del suo notturno. E tutto ciò non era che un sogno? quellʼadorabile creatura non era una visione, unʼideale? No, giacchè egli avea sentite le mani di lei appoggiarsi alle sue spalle, ne aveva strette le delicate dita.

No, egli non sognava, solamente la sua esistenza accennava ad una fase novella; le sue idee subivano una reazione, la mente era più serena, il cuore più agitato.

Giunto a casa Ermanno si assise al pianoforte, suonò, od almeno cercò di suonare perchè era distratto; le idee ed i concetti musicali venivano disturbati da dolci meditazioni.—Se ne andò al riposo chiudendo gli occhi onde non interrompere le belle fantasmagorie dellʼimmaginazione; chiuse gli occhi e si addormentò sognando di trovarsi ancora in casa Ramati, accanto a colei che aveva suscitato un mondo di idee nuove nellʼanimo suo.

Sognava, ed il suo sogno era felice. Allʼindomani la madre di Ermanno che si alzava sempre per la prima, scorse sul labbro del figlio un sorriso di compiacenza; quel volto addormentato esprimeva la felicità, e la buona donna si ritirò con tutta precauzione onde non turbare lʼincanto del sogno che faceva sorridere il suo Ermanno.