Era Laura che durante quel martellare sul piano, erasi rimasta dietro a lui, non azzardando di sturbarlo; era dessa che scuotendolo dal suo letargo lo invitava a suonare—Ermanno alzò gli sguardi al soffitto come fanno i pianisti per richiamarsi alla mente qualche pezzo, indi nel riabbassarli, incontrò quelli di Laura che gli si era posta accanto; era un sorriso seducente, che egli contemplò a lungo senza che perciò la giovinetta sʼimbarazzasse.

Ermanno suonò, ed alle prime note dʼintroduzione venne interrotto da Alfredo che gridava:

Attente figliuole, attente a questa sublime musica, è di Talberg....

Ermanno risalì al principio del Notturno che riuscì dʼun magico effetto. Letizia batteva le mani, e Laura invasa dal senso malinconico che la dominava, mormora al giovane:

—Quanto è caro...questo notturno.

Batteva la mezza dopo le dieci quando Ermanno si levò dal pianoforte per andarsene.

—Così presto? chiesero le fanciulle.

—Me ne duole signorine, ma mia madre non istà troppo bene, e non è prudenza lasciarla sola per tanto tempo.

—Allora vada pure signor Ermanno, sarebbe dal canto nostro esigere un poʼ troppo.