Ebbene, egli maravigliato vi risponderà che ben poco gli cale di tutto ciò, e ripigliando la sua miserabile esistenza proseguirà collo stesso ardore a sperare.

Ecco come il più delle volte si ragiona in gioventù. Non è che col frutto di una crudele esperienza imparata col volgersi degli anni che ai cerca col dolce lʼutile; egli è solo nella prima giovinezza che lʼuomo lascia libero sfogo agli slanci del suo cuore senza calcolo dʼinteresse. Saranno follie, ma le sono dolci follie preferibili mille volte alla rigida diffidenza delle anime volgari che passano sotto i raggi ardenti del sole di gioventù facendosi scudo col freddo raziocinio inspirato da un cuore senza vita—La soverchia ragione nei primi anni di esistenza, non può essere che il frutto di ottusità di mente, e dʼaridità di cuore—Meglio è ardere nel Vesuvio di unʼillusione, che trascinare la vita fra fuochi fatui.

Malgrado che la notte fosse già di molto avanzata, tuttavia Ermanno non seppe decidersi dʼandarsene a casa; egli aveva bisogno di abbandonarsi alla foga deʼ suoi pensieri. Giammai la notte gli era parsa tanto bella, giammai il freddo raggio della luna gli era sembrato così malinconico—Errò per le vie della città senza darsi ragione della strada che percorreva: Si pensa forse ove si vada allorchè la mente è confusa ed eccitata da memorie soavi?

La mezzanotte era già trascorsa quando Ermanno giunse verso la sua abitazione.—Alzando a caso gli sguardi alla finestra debolmente rischiarata, vi scorse sua madre.

Ingrato, egli lʼaveva dimenticata!—La buona donna infatti era tutta sconvolta per lʼinsolita assenza del figlio, ed invano aveva cercato riposo; il timore che fosse avvenuto qualche malore a lui, la tenne in una veglia angosciosa. Da due ore quella povera madre stava alla finestra spiando sulla via, e palpitando ad ogni risuonar di passo.

Ermanno entrò in casa, e subito ella gli corse premurosa incontro per sapere se fosse stato trattenuto da qualche incidente.

—Rassicurati madre mia, nulla mi è successo, rispose Ermanno stringendole la mano, sono stato da Ramati....

—Così tardi?

—Che vuoi, non mi lasciavano mai; se avessi saputo che tu mi aspettavi....