Ella cercò invano nel riposo un poʼ di tregua al profondo dolore che rattristava, le parole di Ermanno suonavano sempre al di lei orecchio. Tutto il resto della notte lo passò in una veglia angosciosa, e solo sullʼalbeggiare ella potè addormentarsi.—Ma ohimè anche i sogni riproducevano lo strazio dellʼanimo suo; anche in sogno le appariva la figura malinconica di Ermanno che la rimproverava di aver fatta la sua infelicità.

Si alzò palliduccia ed abbattuta. Aprendo gli occhi ella si credette a tutta prima in Brescia, ma volgendo lo sguardo attorno si trovò in casa sua, nella sua camera lontana da lui, da lui che in quella notte di angoscia aveva imparato ad amare maggiormente.

Durante la giornata che le sembrò lunga e nojosa, rilesse varie volte la lettera di Ermanno; ciò lʼattristava vieppiù, ma anche quella tristezza aveva il suo lato gradevole, ed ella compiacevasi nellʼaccrescerla.—La sua casa, il suo giardino, i suoi fiori non avevano più per lei alcuna attrattiva; per tutto eravi un vuoto, ovunque vi mancava una cosa, e Milano, la grandiosa città col suo movimento era diventata per lei un deserto. Oh! Brescia nella sua semplicità le sembrava assai più bella! quei passeggi, quei colli verdeggianti le stavano sempre nella mente. Quanto migliore ella trovava la placida casetta dello zio Ramati! Là tutto era tranquillo, là ella poteva affacciarsi al balcone e respirar lʼaria della sera senza venir disturbata dallʼassordante andirivieni di carrozze.—Ripensando ai bei giorni colà passati, la giovinetta sospirava amaramente trovandosi come dispersa nelle vaste sale del suo alloggio.

La madre si accorse benissimo del cambiamento subitaneo operatosi nel carattere della figlia; ma non ne feʼ gran caso attribuendolo al dispiacere di aver lasciata la cugina Letizia; tuttavia cercò di distrarla conducendola ai passeggi, ai teatri, ovunque insomma vi fosse da impiegare bene il tempo.

Tutto fu vano.—Dopo alcuni giorni, Laura era rassegnata, ma non guarita, e sulle sue labbra più non comparve quel sorriso dʼingenuità che prima le era abituale. Lʼimpressione del distacco erasi alquanto scemata nel volgere di alcuni giorni, nullameno il suo pensiero era sempre rivolto alla cara Brescia, a lui!

Oh! la prima volta che si ama non si può conciliare il dolore colla necessità; collʼesperienza poi si ragiona di più, ma si ama di meno.—È questo un fatto incontestabile; lʼamore è tanto più grande quanto maggiore è lʼegoismo chʼesso inspira.—Laura era egoista, perchè amava per la prima volta, e mal sapeva adattarsi a soffrire.

Tuttavolta veniva a calmarla alquanto lʼidea che un giorno o lʼaltro conoscerebbe quel pittore Bresciano, amico intimo di Ermanno, ed in cuor suo la giovinetta anelava a quel momento, giacchè avrebbe potuto parlare di lui con altri, e ciò era già molto.—Eppoi unʼamico di Ermanno doveva essere necessariamente il suo, e già senza conoscere questo pittore ne sentiva simpatia.

Ma intanto per ora nulla valeva a distrarla.—La memoria di Ermanno era impressa nel di lei cuore, e la lontananza accrebbe quellʼaffetto già così grande.

Con dolorosa compiacenza riandava col pensiero al punto della sua partenza da Brescia, ricordava le sue lagrime, quel saluto scambiatosi dagli sguardi che rivelavano unʼinfinita di pene, una promessa di lunga fede. Rammentando quellʼistante la giovinetta sentivasi ancora inumidire le ciglia.