Egli è appunto in uno di questi momenti che noi sorprenderemo il giovane pianista Ermanno Alvise, giacchè era desso il gentile disturbatore del silenzio notturno, era desso che colle soavi melodie arrestava il passeggiero per quella via costringendolo ad assaporare sino allʼestremo quei melodiosi sospiri.
Un salotto arredato con molto gusto, e di cui principale ornamento era un pianoforte verticale di elegante costruzione, un tavolino ripieno di scartafacci di musica, alcune sedie ed una poltrona che dallʼampia sua forma prometteva un comodo adagiarsi; ecco lo studio del nostro Ermanno il quale stava seduto al pianoforte colle mani erranti sulla tastiera nellʼabbandono di chi tenta modulare i concetti che gli attraversano la fantasia.
Ermanno avea 25 anni, la sua statura era un medio, nè troppo alta nè troppo bassa; ciò che più colpiva in lui erano due grandʼocchi bruni che spiccavano sopra il volto palliduccio e gramo; la sua figura non aveva nulla di straordinario, allʼinfuori di una leggiera mestizia che spiravagli dallo sguardo.—
Allorchè egli era rapito dalla corrente delle sue idee, le labbra si socchiudevano lasciando sfuggire un lieve sorriso di soddisfazione.
Dotato di un grandissimo amore per la musica, egli aveva di gran lunga superate le belle speranze concepite sul suo ingegno; al culto dellʼarte ei dedicò i suoi primi anni, e giovanissimo ancora era salito in bella fama. Nessuno meglio di lui traeva accordi più soavi dal pianoforte, la musica da lui eseguita aveva lʼimpronta di un linguaggio misterioso, ed il fascino che sapeva esercitare sullʼanimo degli uditori era sì grande, che bene spesso era giuocoforza abbandonarsi colla mente a tutte le oscillazioni di quelle corde, che sotto le dita del giovane pianista fremevano dʼun nuovo accento, ed accarezzavano lʼudito siccome le patetiche modulazioni dellʼarpa—Ma ciò che più di tutto distingueva Ermanno, era la sua abilità nellʼimprovvisare sul pianoforte. Allora la fantasia svincolandosi dalle strettoie di un concetto limitato in poche linee di stampa prendeva il largo negli spazi infiniti della sua feconda immaginativa; in questi slanci della mente appariva vergine ed intatto il genio dellʼartista, che secondando lʼimpulso dʼun cuore ardentissimo, ora strappava lacrime con un adagio flebile, delicato, quasi impercettibile che ricercava le fibre dellʼascoltatore, e carezzandole soavemente inspirava allʼanimo sensi di dolcissima mestizia—Ora come torrente che straripa, le note incalzavano le note, e tanto rapidamente, che pareva dʼassistere allo spettacolo dʼun temporale dʼinferno, allo urtarsi impetuoso di schiere dʼarmati spronati ad orribile massacro.
Era bello Ermanno in quei momenti di abbandono, il suo sguardo stava sempre rivolto alle mani, elio agilissime sorvolavano sui tasti con tanta grazia e delicatezza come si accarezzerebbe la chioma di una donna amata.
Da qualche tempo egli lavorava alla composizione di una fantasia nella quale stillava tutta la sua feconda inspirazione. Buona parte ne era fatta, ma la riuscita non corrispondeva mai alle esigenze dellʼartista.
Passava ore intiere alla ricerca di una frase, diremo di più, ogni nota era lʼoggetto di un paziente esame, ne provava tutte le vibrazioni, ne analizzava lʼaccento modulandola in mille guise finchè lʼaveva collocata al suo vero posto—Era un lavoro lunghissimo, un raffinamento squisito del genio, un ricamo della fantasia.
Sorprendiamo Ermanno in una delle sue veglie. La notte era già di molto avanzata, eppure non se ne accorgeva; da più di unʼora le sue mani cercavano sulla tastiera unʼidea inafferrabile che gli attraversava la fantasia senza poterla colpire.—Non solamente la parola si ribella ad esprimere tutto ciò che si concepisce; la musica siccome quella che presenta un campo pia vasto nella regione delle idee, riesce sempre più indecisa nellʼespressione del pensiero. Qual è lʼartista che possa vantarsi di tradurre fedelmente le idee che gli sorgono dalla mente? Tutto ciò che si esprime in arte non è che una pallida riproduzione di ciò che si concepisce. Se le parole potessero tener dietro e concretizzare tutti i voli dellʼimmaginazione, sarebbe gran ventura per gli uomini di genio.