[Cap. CCV.]
Lo re domanda: quale è la più scura cosa che sia? Sidrac risponde:
L'uomo è la più scura cosa che sia; chè gli rei faranno bella senbianza di fuori, e dentro avranno le loro malizie; e l'uomo crede ch'egli sieno buoni, per li belli senbianti che mostrano di fuori, ma leggiermente li può l'uomo conosciere a ciò, che disiderano l'altrui; chè i buoni non disiderano l'altrui, anzi danno ciò che deono, volentieri. Ma gli rei pensano le genti ingannare per le loro parole. E però può l'uomo conosciere i buoni da' rei.
[Cap. CCVI.]
Lo re domanda: lo male che l'uomo fa in questo secolo è d'Iddio? Sidrac risponde:
In verità vi dico che Idio non pensò nè non fece unque nullo male, anzi fece grazia e gloria di bene; e niuno cuore d'uomo lo potrebbe pensare, i beni che sono in lui. Chè egli fece lo cielo e la terra e le stelle e lo sole e la luna e l'altre cose; e fece carità muovere con misericordia [(946)]; male nè peccato non fece unque; anzi lo fa colui che l'aopera, e non per Dio [(947)]; chè a lui piace che faccia tutto bene. E sì gli donò senno e sapere di conosciere lo bene e lo male; e conoscienza che per fare lo bene averà bene, e per male avrà male e le pene di ninferno. Se Iddio avesse fatto l'uomo che non potesse peccare, certo bene lo potrebe avere fatto, s'egli avesse voluto. Ma egli avrebbe fatto torto e oltragio al diavolo, che, per una sola cogitazione di peccato, lo traboccòe di cielo in terra. E se l'uomo non disservisse [(948)] quella gloria ch'egli perdette per così poco fallo, lo bene che l'uomo farebbe non sarebbe suo, anzi di Dio. Ma l'uomo dee fare lo bene per le sue buone opere [(949)], e lasciare lo male, chè Idio gli donò senno di conosciere l'uno e l'altro; e diegli iscienzia, che per lo suo travaglio e volontà potesse in terra guadagniare la gloria del cielo, e stare in cielo cogli angeli. Ma l'angiolo non è se non ispirito solamente; e lo buono omo [(950)] in cielo vi fia collo spirito e collo corpo; chè lasciò il bene e lo diletto di questo secolo e l'altre cose corporali. E si dee essere pro e valente di guadagniare quella gloria, che è durabile per tutti i tenpi, per lo suo travaglio. Lo travaglio del corpo l'anima lo conpera caro [(951)]. E però niuno uomo, s'egli non lascia lo male per lo suo grado, e facesse lo bene per lo suo grado, non sarebe ciò ragione ch'egli avesse la gloria di Dio, perch'egli noll'à servita. E se l'anima andasse con tutto il peccato in cielo, dunque sarebbe lo corpo più degnio che l'anima. Chè, tardasse quanto volesse, pure l'anima riceve il suo corpo; e s'eglino andassono amendue in cielo, con tutti i peccati loro, lo corpo avrebbe diletto del secolo e la gloria di cielo [(952)]. E se Idio avesse facto che l'anima avesse la gloria di cielo per tutti i tenpi, e lo corpo diventasse terra tuttavia, dunque non sarebe istato bisognio ch'egli avesse criato l'uomo di terra, ma che l'avesse criato solamente, l'avesse messo in gloria; e l'anima sarebe istata come angielo; e lo mondo non sarebe istato bisogno; chè lo mondo non fue fatto se non per l'anima. Certo Idio non volle questo nè quello; anzi fece diritto e a ragione ciò ch'egli fece, l'uomo di corpo e d'anima. E l'uomo dee dirittamente governare e salvare l'anima, e per lei adorare e ringraziare, e multiplicare di sua generazione. Chè Idio ci à donato senno e sapere di conosciere e di fare lo bene e lo male a nostra volontade; e di conosciere che lo diavolo traboccò di cielo per lo suo peccato; e che l'uomo dee montare in cielo per lo suo bene fare; e dee avere la gloria che lo diavolo perdè, per lo suo peccato, ch'egli fecie.
[(946)] Intenderei: e fece che si muovesse per noi carità e misericordia. — Forse potrebbe intendersi: che nascesse per noi, che prendesse vita; secondo il senso che ha nell'ant. fr. movoir. Cf. Burguy, Gloss. — Nel C. F. R.: et fist moveir carite et misericorde et piete.
[(947)] Così ha pure il C. R. 2.; ma è senza dubbio lezione errata. — Nel C. F. R.: ains fait par celui chi l'uevre, non pas par Deus. — E nel T. F. P.: mais le mal est faict par celui qui en fait l'oeuvre, et non pas par Dieu. — E pare da intendere: il male lo fa colui che lo commette, e non Iddio.