[Cap. CCXIII.]
Lo re domanda: perchè è chiamato mondo? Sidrac risponde:
Perciò ch'elli è nulla: chè tutte le cose che non sono durabili, anzi ànno fine, sono nulla. Perciò diciamo noi che, se questo mondo è nullo, che l'omo non si de' affidare nè asigurare a cosa di nulla; chè, s'egli è oggi, non sarà domane, overo uno altro giorno; e cierto è che partire li conviene, e andare in quello mondo ch'è durabile, e tuttavia e giamai fine non avrà. Dio per la sua potenza fecie questo mondo, e per ciò che l'omo non potesse andare nell'altro mondo se non per questo là ove è egli; e in quello egli à lasciato questo del tutto [(969)]. E perciò diciamo noi che questo mondo è nullo, che tempo fia che non ci sarà; chè questo mondo de' essere disabitato come uno diserto.
[(969)] Intenderei: e se per amore di quello ha abbandonato etc. — Nel C. F. R. en celui a il guelpi (guerpi) cestui doutout.
[Cap. CCXIV.]
Lo re domanda se Iddio si cruccia delle morti, e delle genti che morte si faccino. Sidrac risponde:
Non mica, nè poco nè molto, chè Dio non à in sè nullo coruccio. Che se tutto 'l mondo fosse nabissato e la giente morta, Iddio non si darebbe nullo cruccio nè nulla gravezza, imperciò che 'l mondo non potrebbe inabissare e la giente morire se non per la sua volontà. Così no gli peserebe, come a noi d'una vite di uva che noi avessimo alevata, e poi ci facesse noia, e per quella noia noi la tagliassemo e ardessemola, di questa vite nè dell'uva non si penserebbe nè poco nè molto. Altresì adiviene a Dio, quando tutto 'l mondo fosse distrutto, come fue per lo diluvio, tutto fue perduto per lo peccato che feceno contra a Dio, e si ne fue lieto quando lo distrusse. Altresì li sarà buono quand'egli distrugierà quelli che sono a venire, per li loro peccati, e per molte maniere. E tutto sarà per lo loro peccato, tardi quanto vuole, se non meglioreranno.
[Cap. CCXV.]
Lo re domanda: qual'è il più degno giorno del mondo [(970)]? Sidrac risponde: