[Cap. CCLIII.]
Lo re domanda: femina che spesso si corronpe di sua orina dormendo, e nolla può ritenere, può ella ingravidare, e l'uomo ingenerare? Sidrac risponde:
Due maniere sono di corrompimento d'orina: l'una maniera gli viene ispesso, e l'altra gli viene tardi [(1049)]. Quella che gli viene ispesso, si può bene ingravidare, e l'uomo simigliantemente ingenerare. Che la madre della femina, ove lo spermo dell'uomo cade, si è dalla lunga dalla vescica, ove l'orina si raguna, che la madre si tiene alle reni e la vescica al pettignone. E però l'uomo e la femina, che ispesso si corronpa di loro orina, ciò non aviene mica loro di fraleza di loro vescica; anzi aviene per aventura perchè la vescica è un poco usata [(1050)] più dall'una parte che dall'altra; e quando ella è piena d'orina, si la getta fuori per virtù ond'ell'àe usata [(1051)]. Quella femina può bene ingrossare, e quello uomo medesimo bene ingenerare; che ciò non aviene mica delle fralezze delle loro reni. Ma femmina e uomo che si corronpono tardi della loro orina, cotale femina non può [(1052)] ingravidare nè cotale uomo ingienerare; chè ciò loro aviene della fraleza delle loro reni; chè le reni sostengono tutto il fascio ch'è dentro dal corpo [(1053)]; e quando sono a fredità [(1054)], o fanno una grande forza, o scaricano uno grande carico, le reni della loro fraleza l'asaliscono, e vengono sopra la loro vescica, e bagnano per forza, e versano l'orina [(1055)]. E s'egli avenisse che cotale femina ingravidasse, apena cotale figliuolo potrebe bene avenire [(1056)]; chè, quando egli diventa grande, le reni non possono sostenere lo carico nè il suo peso; e per la loro fraleza gli conviene che egli lo getti fuori. E simigliantemente lo spermo di quello cotale uomo, perciò che ella [(1057)] serà uscita di fredo sostenimento, e perciò non potrà venire a conpimento, chè lo spermo si è frale e molle, che apena si potrà pigliare.
[(1049)] tart. C. F. R., che significa difficilmente, raramente.
[(1050)] Anche il C. R. 2. ha: usata. — Nel C. F. R.: vercee (versé) da verser, che potrebbe intendersi per risiedere, esser posto. È noto che questo vb. fu usato in un tale significato da Rabelais. Cf. Barré, Gloss. de Rabelais. — Vedi la nota seguente.
[(1051)] La lez. del C. R. 2. è uguale alla nostra. — Nel C. F. R. leggesi: car chant ele est plaine de orine, si la zete de hors, par la verteure dont elle vertee. — E nel T. F. P: car quant elle est plaine de l'urine, l'urine chiet dehors, par ce quelle penche ung peu d'ung couste. — Mi par chiaro che verteure sia parola fatta dal vb. vertir (tourner); e l'averla in ital. trad. per virtù, è errore che facilmente si spiega. — Forse, in luogo di vercee, che abbiamo trovato già nel C. F. R., è da leggere vertee.