L'uomo dee vivere in una maniera, e in un'altra morire, e in un'altra àe a risucitare. L'uomo dee vivere lealmente e di suo travaglio e di suo leale guadagno, e avere pace, e amore a Dio e a tutte le genti, e Idio primieramente laudare e innorare, e fugire la cupidizia [(1157)] di questo secolo. Uomini che questo fanno, vivono innoratamente. L'altra si è che l'uomo dee morire pietosamente; cioè quelli che credono in Dio e che lo conoscono e adorallo e lodano e ànno pazienzia e astinenzia e sofferenzia, quelli che per Dio morranno, quellino faranno preciosa morte, e quellino risusciteranno gloriosamente, quando a Dio piacerà.

[(1157)] concupiscenza C. R. 2.

[Cap. CCCVIII.]

Lo re domanda: come si dee l'uomo comportare collo suo nimico? Sidrac risponde:

Se lo tuo nimico è forte o frale, tu non ti dei mica ispaventare nè troppo asicurare, che tale è oggi vinto, che domane vincerà. Chi non dotta non sarà ridottato, e lo troppo dottare fa troppo avilire, e la troppa fretta fa troppo dannaggio. E chi la paura porta tuttavia co' lui, egli porta grande pena e grande fascio sopra lui. Quelli che porta la sicurtà sopra lui, si porta lo suo danno e la morte sopra lui. E però quando è tenpo e stagione da dottare, si dotti; e però quando è tenpo e stagione di sicurare, si s'asicuri.

[Cap. CCCVIIII.]

Lo re domanda: dee l'uomo giucare col suo amico [(1158)]? Sidrac risponde:

Guardati di non giucare col tuo amico nè con altrui colle mani, nè beffare; chè de' giuochi delle mani ingienera micidio e grande cruccio, conciosia cosa che [(1159)] sia tuo amico o tuo fratello; o tu lo magagni, o li tocchi di mani [(1160)], o lo metta a terra, o lo fiere d'altro modo, elli gli sarà grande vergogna [(1161)], conciosia ch'egli sia piccolo o frale; che ciascuno si tiene in sè forte e ardito e fiero, e pochi sono quelli che dispregino sè medesimo, se non fosse già vile o codardo [(1162)]. Se tu lo beffi, tu gli fai gran male al cuore, che crede in sè medesimo che le beffe che tu gli fai, il facci per ispregiarlo; che di beffe viene cruccio e odio [(1163)], conciosia cosa che sia tuo fratello o tuo amico. Ma tu dei giucare [(1164)] colla gente con belle parole; e a ragione e a utilità di te mostrare e traggere [(1165)]; e di cotale giuoco viene cortesia e allegrezza.