[(1462)] Nel n. t. e nel C. R. 2.: lius. — Ma è certo che deve leggersi lins, essendo notissima la favola del lincurio e della lince, di che parlano gli antichi. — Cf. Leopardi, Err. degli ant. XVIII. Plinio, dove parla del lyngurium scrive: »Fieri autem ex urina quidem lyncis, sed egestam terra protinus bestia operiente eam, quoniam invideat hominum usui.» Ma il dotto naturalista a tali fole non crede: »Ego falsum id totum arbitror.»
[(1463)] Nel C. F. R.: che ses grant vertus le soient aidables.
[(1464)] myre C. F. R. Crediamo errore il mora del n. t. e del C. R. 2.
[Cap. CCCCLXI.]
Lo re domanda: che à a fare d'agate? Sidrac risponde:
Agate sono trovate in uno fiume che à nome Aquide [(1465)]. Elle sono trovate di più maniere: elle sono di nere e di bianche; e tali sono verdi come diaspro taccato di vermiglio. Questa pietra è piena di grande virtude. E una maniera sono d'agate a vene candelate [(1466)], e ànno colore d'oro o di cera. La verace agata conforta l'uomo vecchio, e spegne la sete [(1467)]; e vale molto contro al morso del serpente, e di bestia arrabiata; e fa l'uomo parlatore. La verace agata, quando l'uomo la mette nel suo pugno chiuso, niuno lo può vedere. E questa pietra è di verde, taccata di vermiglio.