[(1515)] Così anche nel C. R. 2. — È evidente che il traduttore non ha inteso il testo, che è pure chiarissimo: et la daroit a boire a home chi ne peut pisser, III jors, a matin et a soir, de froit soit de chaut, il guarra.

[Cap. CCCCLXXXVIII.]

Lo re domanda erba per lo male de' denti. Sidrac risponde:

Anche è un'erba che somiglia al finocchio, e à i fiori vermigli, e, seme giallo, e radici grosse e ritonde. Chi questa erba facesse bene pestare, con tutte le radici, con olio d'uliva, e colui che à male ne' denti, s'egli s'enpiesse tre volte il dì di quello olio la bocca, in cinque giorni guarrebbe, che mai non avrebe niuno male.

[Cap. CCCCLXXXVIIII.]

Lo re domanda per lo fiato che pute. Sidrac risponde:

Anche è un'erba che somiglia a' porri, lunga tre palmi e più, e à lo seme bianco. Chi pigliasse le branche, e tagliassele, e gittasele in de le nari puzolenti, due pezi, tanto come l'uomo potesse sofferire, XV dì, da mattina e da sera, egli guarirebe e avrebe buono fiato.

[Cap. CCCCLXXXX.]

Lo re domanda erba per lo sordo. Sidrac risponde:

Anche è un'erba che somiglia a lingua bovina; chi la pigliasse e pestasse, e traesene il sugo, e pigliasse la banbagia e ponessela agli orecchi due volte o tre il dì da mattina, insino in XV dì, udirebe chiaramente. Questa erba à fiori bianchi e poche foglie e poche radici.