[Cap. V.]
Lo re domanda: che fece Idio primamente? Sidrac risponde:
Primieramente fece Idio uno molto bello palagio, lo quale è apellato regno di cielo; e poi fece questo secolo, e poi lo 'nferno. Ma quello palagio à egli eletto uno grande ordine de' suoi amici [(211)]: onde egli non usciranno giammai, poi che egli vi fieno entro. E quello numero volle egli fare d'uomini come delli angeli, per umiltà, perchè gli uomini e gli agnoli adorassono uno solo Iddio in trinità, padre e figlio e spirito sancto.
[(211)] Ma in quello palagio àe egli uno lecto grande di suoi amici C. R. 2. — mais ycel palais ailes leupor un grant nombre de ses amis C. F. R.; che io leggerei: mais ycel palais a il esleu por, ec. E uno lecto credo che debba intendersi per una eletta.
[Cap. VI.]
Lo re domanda: quando [(212)] furono fatti gli angioli? Sidrac risponde:
Allora che Idio disse, sia fatto lucerna [(213)], e tutti gli agnoli e arcagnoli furono fatti in quello punto, cherubin e serafin. E quando lo malvagio agnolo Lucifero vide che Idio gli avea dato onore e gloria sopra tutti gli altri agnoli, si volle dispregiare gli altri agnoli, e volle essere pari del suo [(214)] creatore; e volle avere altra sedia che Idio non gli avea dato; e si volle agli altri per lo suo argoglio comandare. E egli fu incontanente del paradiso cacciato, cioè gittato, e fu messo in carcere. Siccom'egli era prima bello e splendiente [(215)], così fu poi laido [(216)] e scuro e nero, ch'egli cadde incontanente. E si dimorò una ora in gloria [(217)]; che, si tosto com'egli fu fatto, si cadde; che diritto non era [(218)] ch'egli gustasse di quella gloria, poi che così fatto argoglio avea incominciato contro lo suo criatore. Gli altri che peccarono co lui, traboccarono co lui di cielo, perciò che a loro piacque lo suo argoglio; e credeano ch'egli potesse Idio sopra montare. E egli erano simigliantemente alti sopra gli altri, e gli più mastri di loro con esso lui furono gettati in ninferno [(219)], e gli altri furono cacciati nella più ispessa aria [(220)], là ove egli ardono, come s'egli fossono in uno fuoco [(221)], che giammai mercè non avranno, e non la poterano adomandare [(222)].
[(212)] come C. R. 2.