[(342)] lo mendamento C. R. 1.

[Cap. XIV.]

Lo re domanda che cose tolse Adamo a Dio, e come gliele converrà rendere. Sidrac risponde:

Adamo tolse a Dio tutto quello che doveano avere tutti quelli che di lui doveano nasciere, e simigliantemente vincere lo diavolo, com'egli era vinto da lui. E se tutti quelli che doveano nasciere di lui in tal maniera lo doveano [(343)] ristorare, come se egli non avesse unque peccato, però ch'egli avea magior peccato che tutto il mondo, si dovrebbe rendere tal cosa che fosse magiore di tutto lo mondo; ma egli non potè fare nè l'uno nè l'altro; però rimas'egli in cattivitade.

[(343)] la dovea C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.

[Cap. XV.]

Lo re domanda perchè non fue perduto di tutto in tutto [(344)], che [(345)] così grandissimo peccato avea fatto. Sidrac risponde:

Perciò che non potea essere disfatto quello che Idio avea fatto e stabilito. Iddio avea ordinato che egli conpierebe lo numero degli eletti del legnaggio d'Adamo, e non però [(346)] egli avea volontà d'amendarlo [(347)], et egli [(348)] non potea, e la misericordia di Dio non gli volle perdonare, e mettere nel suo regno tale come egli era. E se Idio gli avesse perdonato la sua ingiuria, sanza sodisfacimento, dunque non sarebe tutto potente, se egli mettesse tale uomo nella [(349)] sua gloria senza vendetta, là onde egli avea cacciato l'agnolo per una sola cogitazione, dunque non sarebe mica diritto; però dee essere presa la vendetta [(350)] del peccato, cioè del peccatore. Quando uno uomo truova pietre preziose in alcuno luogo lordo, elli no le mette mica nel suo tesoro, infino a tanto che non l'à lavate. Però che lo servo dee essere fedele del suo signore, e egli era andato al tiranno, che l'avea messo in carcere, serà mandato lo figliuolo dello re, e batterà lo tiranno, e rimenerà lo servo al suo signore colla sua gloria.