L’unico modo a scuoprir il posto, che loro spetta nella ermeneutica dantesca, è da ottenersi nello scrupoloso esame del loro contenuto, in un paziente raffronto fra esse e altri Commenti sincroni. Tali raffronti lunghi e minuziosi, non entrerebbero però ne’ termini imposti a questa Prefazione.

Ma ci contenteremo di qualche osservazione succinta.


Dal passo sul veltro si ricava che Jacopo confuta l’opinione di altri, che vollero vedere nel veltro, o un personaggio di nazione gentile, o anche di bassa estrazione. Egli l’una e l’altra ipotesi ribatte come non conformi alla intenzione del poeta. E pur sembra che, nel parlar di Alberigo dei Manfredi, si rivolga contro altri, i quali allegarono che l’anima del frate non poteva essere posta nell’inferno, essendo egli ancora vivo.

Abbiamo già accennato agli scarsi studi d’Jacopo e a’ pochi mezzi, ch’egli possedeva per risalir direttamente alle fonti, valersi di materiali utili alla erudita interpetrazione del poema.

Non siamo sicuri che pur dove accenna, in termini generali, alle sue fonti, citando nomi d’autori, egli li abbia veramente consultati. Così non può aver trovato nella Bibbia certi ragguagli, che asserisce; come pure non può aver letto «in Ovidio, o negli altri poeti» che Cerbero era «alcuno così nominato che più in cotal vizio (la golosità) si resse»; nè in Omero che Chirone «fu crudelissimo e bestiale in tutte sue operazioni, ecc.». Abbiam pur menzionato il fatto che per due chiose allegoriche dove Jacopo non cita alcun nome, e che son di Lattanzio e Isidoro, da altro commentatore sincrono, non pur son richiamati i nomi degli autori, ma riprodotte le lor testuali parole.

A ridurla a oro, è evidente che Jacopo si serviva di altre esposizioni del poema ove trovava materiali a lui acconci. Non si può, dunque, consentire col ch. Rocca, che volle metter le Chiose a capo di tutti i commenti, supponendole scritte nel 1325, anteriori, quindi, d’un anno al Commento di Ser Graziolo, cancelliere bolognese, il più antico sin ora conosciuto.

Il Rocca basa la sua ipotesi, specialmente, su le identità della Chiosa allegorica circa le tre bocche di Cerbero.

E noi crediamo pregio dell’opera il riprodurre integralmente la Chiosa di Ser Graziolo e quella di Jacopo.