❡ Ogni arte generalmente prende modo e forma da sua natura, si come naturalmente in filosofia e nella divina scrittura si contiene; però qualunque in operato è fuori di suo essere e mess’a contradio si falla, si come dell’usura colla moneta, la quale è contra a sua natura e contro all’arte. Contra sua natura è guadagnandosi moneta per moneta, la quale per sua natura è disposta a essere mezzo solamente in aguagliare ogni mercato; e contro all’arte quando per sè medesimo si fa arte, e non è. Onde così di lei qui ragionando veramente contro a Dio e contro all’arte falla chi ciò procura.

Ma seguimi oramai che ’l gir mi piace
Chè pesci guizzan su per l’orizzonta
E ’l Carro sopra tutto il Coro giace
E ’l balzo vie là oltra si dismonta

❡ Essendosi disaminate le dette cose, e vogliendo nel settimo grado discendere, l’ora del tempo qui per cotal modo si significa, dicendosi ch’e pesci guizzavano su per l’orizzonta, essendo il carro sopra tutto il Coro, per lo quale s’intende che fosse nell’ora del mattino, che è innanzi dì, però che, come nelle chiose del primo capitolo si contiene, la mossa del presente cammino a mezzo marzo si fece essendo il sole nel cominciamento delle stelle dell’Ariete. Onde quelle de’ Pesci essendo nell’orizzonta orientale, il carro, cioè il settentrionale sopra la parte che è tra mezzo dì e ponente, che Coro[20] si chiama, si segue, che solo in sogno precede innanzi al sole; che spazio di due ore in cotale tempo si piglia. Per lo quale appressamento di luce, figurativamente, qui s’affretta per fornire sanza mediata luce il presente cammino, la cui allegoria nelle prime chiose si conta.

NOTE:

[20] L toro—Coro (caurus) o ponente maestro.

Comincia il XII Capitolo

Era lo loco, ove a sciender la riva
Venimmo, alpestro, per quel che v’era anco
Tal ch’ogni vista ne sarebbe ischiva

IN questo cominciamento del capitolo dal sesto al settimo grado, il disciedere si mostra, nel quale, diviso in tre, come sopra si conta, la bestial ..... qualità dell’operazione umana si contiene, per la cui similitudine nel suo cominciamento il Minotauro si pone, a significare l’abito umano congiunto e col bestial unito. Il quale, secondo i poeti, così si figura togliendo alcun principio in cotal modo di lui, che alcuna reina, nominata Pasiphe, moglie de’ re Minos di Creta, per sua lussuria con un vitello istare carnalmente s’accese, la quale alcuno ingiegnioso, nominato Dedalo, che in sua corte si riducea, di ciò pregando richiese, e come a lui parve, in uno cuoio di vacca, ignuda si mise, nel quale col detto vitello usando s’incinse, di cui finalmente una criatura nacque, dal petto in su uomo e l’altro busto d’un toro. Onde maravigliandosi i’ re di cotale nazione e per suo figliuolo riputandolo, di doppio nome nominarlo volle, siccome era di doppia natura, cioè Minotauro; per lo quale s’intende Minos e Taurus. Del quale crescendo con furioso e crudele abito, finalmente agli orecchi de’ re la verità di lui pervenne, per lo quale isdegno e per sua furia raffrenare al detto Dedalo un luogo per lui determinato ingegnosamente far fece; nel quale chi v’entrasse uscire non ne sapesse, nominandolo laberinto; al quale essendovi rinchiuso, a ciascuna città del detto re signoreggiata, in ogni capo di tre anni una pulcella vergine in luogo di tributo mandare convegna, la qual finalmente divorava: con patto che chi v’entrasse il detto Minotauro uccidesse, che d’ogni tributo libera fosse sua patria. Fra le quali per la città d’Atene il suo, nominato Teseo, per liberarla si mosse. Al quale essendo giunto nel sopradetto paese, e nella corte dimorando, alcuna figliuola de’ re, nominata Arianna, innamorata di lui, sentir di se per cotal modo gli fece, che se per moglie la togliesse menandolane in suo paese, che del laberinto uscire e uccidere il Minotauro gl’insegnerebbe. Ond’egli acciò consentendo con gli ammaestramenti di lei, che delle sette arti sapea, ad entrarvi si mise, nel quale finalmente la morte gli diede, tornandosi poi nel suo paese colla vittoria e colla detta Arianna. Onde così in lui figurata qui la bestial qualità si conchiude.

Da tutte parti l’alta ripa feda
Tremò sì ch’io pensai che l’universo
Sentisse amor, per lo qual è ch’i’ creda
Più volte il mondo in caos converso,