[SULLA BRECCIA]
Passan, compatti, tragici, severi,
Colla testa scoperta.
La cassa dell'estinto è ricoperta
Di lunghi veli fluttuanti e neri.
Un pensoso dolor fra ruga e ruga
Su le fronti s'incide.
Su loro invan da l'alto il ciel sorride;
Sgorga tacito il pianto, e niun l'asciuga.
Fra le travi inchiodate egli riposa,
Rattratto e sfracellato.
Lavorava sul tetto; e s'è spaccato,
Cadendo, il capo su la via sassosa.
Pieno di speme e di gagliarda vita,
Bello come un Titano,
Cadde.—Or la fredda e raggrinzata mano
Stringe il cor d'una vedova sfinita;
E via lo porta nei recessi austeri
Del sonno e dell'oblio.—
Sotto il dito terribile d'un Dio
Passan, compatti, tragici, severi;
E pensano.—O destin!... Com'egli è morto
Forse anch'essi morranno.
Il bracciante è soldato; essi lo sanno.—
Gonfiasi il petto, e il volto si fa smorto.
Erculei sono e coraggiosi, ed hanno
Ai lor sogni una meta,
Una famiglia e una casetta lieta,
E forse, sul lavor, doman cadranno
Da un tetto, nel fragor d'un opificio,
Sotto un crollo di vôlta;
Ma il grido di chi muor nessuno ascolta,
Niun comprende il supremo sacrificio.
Sorgono i vivi al posto degli estinti:
Sul lutto è la speranza:
Sconfinato è l'esercito che avanza,
Serenamente calpestando i vinti:
E come corron su le fosse mute
I bambini festanti,
Vanno le turbe, ignare e rimugghianti,
Sui resti de le vittime cadute.—
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[BUON DÌ, MISERIA]
A Sofia Bisi Albini.
Chi batte alla mia porta?...
... Buon dì, Miseria; non mi fai paura.
Fredda come una morta
Entra: io t'accolgo rigida e secura.
Spettro sdentato da le scarne braccia,
Guarda!... ti rido in faccia.
Non basta ancor?... T'avanza,
T'avanza dunque, o spettro maledetto.
Strappami la speranza,
Scava coll'ugne adunche entro il mio petto;
Stendi l'ala sul letto di dolore
Di mia madre che muore.
T'accanisci: che vale?
È mia la giovinezza, è mia la vita!
Nella pugna fatale
Non mi vedrai, non mi vedrai sfinita.
Su le sparse rovine e su gli affanni
Brillano i miei vent'anni.
Tu non mi toglierai
Questa che m'arde in cor forza divina,
Tu non m'arresterai
Ne l'irruente vol che mi trascina.
Impotente è il tuo rostro.—O tetra Iddia,
Io seguo la mia via.
Vedi laggiù nel mondo
Quanta luce di sole e quante rose,
Senti pel ciel giocondo
I trilli de le allodole festose:
Che sfolgorìo di fedi e d'ideali,
Quanto fremito d'ali!...
Vecchia megera esangue
Che ti nascondi nel cappuccio nero,
Io nelle vene ho sangue,
Sangue di popolana ardente e fiero.
Vive angosce calpesto, e pianti, ed ire,
E movo all'avvenire.
Voglio il lavor che indìa,
E con nobile imper tutto governa.
Il sogno e l'armonia,
D'arte la giovinezza sempiterna;
Riso d'azzurro e balsami di fiori,
Astri, baci e splendori.
Tu passa, o maga nera,
Passa come funesta ombra sul sole.
Tutto risorge e spera,
E sorridon fra i dumi le vïole:
Ed io, dai lacci tuoi balzando ardita,
Canto l'inno alla vita!....
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[VEGLIARDO]
.... in chiesa.—
Prega—sei solo.—Il tardo
Passo qual triste idea qui t'ha guidato,
O pallido vegliardo?
Forse ti parla ne la chiesa oscura
Quel Dio che ti fe' grande e sventurato,
Quel tremendo Signor che t'impaura?...
Passan ne la tua mente
Le rimembranze de l'età fuggita,
Passan, gelidamente:
Ed il tetro squallor del tempo antico
E il calvario crudel de la tua vita,
La tua vita di servo e di mendico.
Prega. Sfiorîr cogli anni
Di tua lontana gioventù solinga
Voti, speranze, inganni.
E pur fidavi—e ti cantava in core,
E ti spronava sulla via raminga
Il fresco inno gentil d'un primo amore.
Per quel nemico, acerbo
Destin che sotto un giogo empio curvava
Il capo tuo superbo;
Per la tua mesta gioventù schernita,
Pe' tuoi laceri panni ella t'amava,
E l'orme seguitò de la tua vita....
Era bionda e sottile,
E come raggio le parlava in fronte
Il cor grande e gentile.
Con te divise degli affanni il pondo,
De la tua povertà gli strazi e l'onte,
E la sprezzante carità del mondo;
Poi.... s'addormì. L'assorta
Dolce pupilla al bacio tuo chiudea,
Piccola fata smorta.
Ove fuggiva?... In qual plaga profonda,
In qual lembo di ciel si nascondea
La tua boema innamorata e bionda?...
.... Prega—sei solo.—Il tardo
Passo ben triste idea qui t'ha guidato,
O tremulo vegliardo!
Forse ti parla ne la chiesa oscura
Quel tremendo Signor che pur t'ha dato
Il sorriso di lei ne la sventura?...
Svanîr calma e tempesta;
Ormai la tua giornata è giunta a sera,
Nulla quaggiù ti resta.
Su te mendico, servo e dispregiato,
Senza posa gravò la sferza fiera
D'un avverso destin.... ma fosti amato!...
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