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[NON POSSO]

Perchè, quando con dolce e malïardo

Labbro mi narri di tua vita errante,

L'innamorato e cerulo tuo sguardo

Par che tutto mi sugga il cor pulsante?...

No, non chiamarmi ai morti sogni e ai baci....

Non posso, taci!...

Quando, raccolta e pensierosa, ascolto

La voce tua che come un'arpa vibra,

Perchè sale una vampa a te sul volto,

Corre un brivido a me per ogni fibra?...

No, non chiamarmi ai morti sogni e ai baci....

Non posso, taci!...

Altro fato m'incalza.—Oh, mai nell'ora

Voluttuosa in cui tutto s'oblìa,

E nel delirio rapida s'infiora.

Labbro d'amante mi dirà: Sei mia.

Su la mia bocca giovanile e pura

Bacio è sciagura.

Tu mai non pensi l'amor mio?... Raggiante

Luce sarebbe di gioia e di gloria,

Riso di giovinezza trionfante,

Inno di speme e canto di vittoria:

D'anima e di pensier, di mente e d'ossa

Magica scossa.

E pur, vedi, ti scaccio e m'allontano,

Rigida e casta, ne la notte fonda;

Non mi chieder perchè di questo strano

Tirannico mister che mi circonda;

Non richiamarmi ai morti sogni e ai baci....

Non posso, taci!...

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[FANTASMI]

Io mirai l'onda che rompeasi al lido;

E di veder mi parve

Rasentar leggermente il flutto infido

Una schiera di larve.

*

Eran vestite d'alighe spioventi:

Avean sciolti i capelli,

Disfatti i volti, occhi stravolti o spenti.

Sotto ai lor piè l'acqua turbata avea

Balenii di coltelli.

Da quelle labbra scolorate uscìa

Bava e un gemito rôco.

Misto al rombo del mare esso venìa

A parlarmi nel core.—Sui ginocchi

Io caddi a poco a poco.

Eran fracidi corpi d'annegati;

Suicidi gettati

Da volontà demente ai flutti e ai fati;

Vittime con un ferro in mezzo al petto,

Naufraghi scarmigliati.

Mi disser: «Che si fa sopra la terra?»

Io risposi: «Si piange.

Ipocrisia trionfa, odio si sferra.

Oh, più felici voi su gl'irti scogli

Ove l'acqua si frange!...»

Mi disser: «Scendi ai placidi riposi

Fra l'alghe serpentine.

Nascondigli d'amor sono i marosi

Inesplorati, e sol nel nulla è pace.

Scendi;—qui v'è la fine.»

*

.... Ed io mirai su le verdastre larve

Il tramonto morire:

Ne la penombra il queto mar mi parve

Un letto per dormire.

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[VIAGGIO NOTTURNO]

Si parte: è mezzanotte.—È pigra la cavalla,

Su le malferme rôte il veicol traballa:

Su, frusta, o carrettier!...

Per noi, dell'avventura lieti e securi figli,

Non ha minaccie il bosco, l'ombra non ha perigli,

Sassi non ha il sentier.

Tutto si cela e dorme—su, frusta, o carrettier!...

Fuor da una nube occhieggia, sogghignando, la luna;

Vecchia malizïosa, per la pianura bruna

Ella spiando va.

Al ciel velato gli alberi tendono i rami storti,

Come preganti braccia di scheletri contorti:

Che narri, o immensità?...

.... Fuor da una nube l'algida luna spiando va.

Ritta, commossa e pallida, l'occhio smarrito e fisso,

Io, coi capelli al vento, interrogo l'abisso.

Inghiotte il tenebror

Preci e rancori d'anime, baci di labbra amanti,

Sogni, delitti e lacrime, carezze deliranti

D'avvelenati amor.

Passan sospiri e brividi traverso al tenebror!...

«Che fai? che vuoi?...» mi chiedono, sôrte da fossa impura

Fatue fiammelle erranti presso le basse mura

D'un àtro cimiter.

Non so; cerco il destino. Forse eterno è il viaggio,

Forse eterna è la notte; non importa. Ho coraggio.

Su, frusta, o carrettier!...

Io non vi temo, fatui spirti del cimiter.

Nel silenzio tranquillo de l'assopito vano,

Misteriosa scôlta, veglia il pensiero umano,

Com'angelo immortal.

Veglia, e coll'ali fatte di sogno e d'ardimento,

sfiora la cieca terra, le nuvole d'argento,

La fossa e l'ideal.

Vola, o pensier, sui ruderi, com'angelo immortal!...

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