Ne ritrasse i pezzi, li osservò, e allora — basta un niente quando il cuore è troppo pieno — allora stringendo di più a sè il figliuolo col braccio destro, distese il braccio sinistro su la tavola, vi appoggiò la fronte e ruppe in singhiozzi.

Il bambino taceva. Stupito, considerava la figurina infranta e il padre piangente. Ma si divincolò.

— Aspetta, babbo! Lasciami andare! Lasciami andare!

[pg!14] Sfuggì, salì a gran passi la scala. Tornò che lo sfogo non era cessato.

— Guarda, babbo! Guarda! Questa è più bella della tua! Me la portò la mamma da Bologna, prima di morire. Non piangere! te la dò a te. Prendila.

Il padre sollevò il capo; sorrise tra le grosse lagrime; scorse negli occhi del figliuolo, mentre gli offriva la figurina, gli occhi della sua donna; e prese a tempestarlo di baci.

E il bambino si mise a piangere anche lui.

[pg!15]

[IL CAMICIOTTO ROSSO.]

Un discorde mugliare: richiami angusti di vitelli, come impediti da un soffocamento; aperte, disperate invocazioni di madri; risposte lunghe, come estratte dal torace profondo, di buoi. E uno strepito di campanacci e un romore di voci umane.