Io non avevo ancora assentito che già ella si correggeva:
— Non posso dirglielo, il perchè; è un segreto.
— Un altro segreto — mormorai.
— Non mio: della mamma. Ma via! a lei si può confidare. — Susurrava:
— Presto, quest'altr'anno forse, Roveni se ne andrà. Capisce? Il babbo non deve saperlo; almeno per ora....
C'era tanta sicurezza, franchezza e sincerità nelle sue parole! Tanta ingenuità! Ed io, che potevo far io se non sforzarmi a dissimulare, a mentire?
— E se tornasse? — domandai, comprimendomi dentro il peso dell'infingimento in cui mi avvilivo. — Potrei io desiderarti un giorno, se tornasse, sposo più degno?
Allora essa volse in burla la domanda patetica.
— Oh no! Un buon giovane! un bravo giovane! un bel giovane!... Che partito invidiabile! Tornare, chi sa di dove, a Valdigorgo per sposar me! E quanti confetti! ma pare di vederli, di mangiarli!
— Io non scherzo!