— Debbo partire con i quattrini in tasca, questa sera. Capisci?

Allora il buon uomo mi scorse in volto una risoluzione e, nello stesso tempo, un'attesa penosa più di qualsiasi indizio di demenza. Impaurito più per me che per sè, calò le ribalte e chiuse la bocca dicendo:

— Cos'è successo?

— Debbo versare domattina, a Milano, ventimila franchi; e vendo il fondo.

Fosse la risposta che non del tutto a tono potè significargli poca confidenza, o fosse il dubbio che per quella misteriosa disgrazia io vendessi il podere lì per lì a un altro, il vecchio cadde a sedere, smorto anche nei bargigli e guatò intorno, quasi il compratore potesse nascondersi in qualche parte là dentro, o stesse per entrare dall'uscio, o dalla finestra.

— Vende....; a chi?

— A te!

— A me?!

Respirò, sollevò le palpebre a due terzi dell'altezza normale, e si cavò la berretta per ringraziarmi dell'onore. Ma disse piano:

— E il cumquibus?