Egli proseguì:
— Per dirle tutto, le dirò anche cose che lei conosce; ma è necessario togliere ogni dubbio, ogni equivoco fra noi due.... Quando l'ingegnere Moser ebbe bisogno di un direttore che gli raddrizzasse la baracca, mi chiamò a Valdigorgo e mi promise mari e monti. Fin d'allora aveva in vista il fallimento. Io usai tutta la mia energia per riparare; introdussi economie e riuscii a ordinare e migliorare il personale, a migliorare la produzione. Per contratto non avevo obbligo di far la metà di quel che feci: per compenso del di più non ebbi un soldo di più del meschino stipendio, e le promesse sfumarono. Ma l'ingannatore sono io! Avrei potuto trovar di meglio e andarmene subito dopo il primo anno, e lo dissi. Mi scongiurarono di restare. M'ero affezionato alla famiglia....
— Affezionato alla famiglia! — interruppi ironico.
— Sì: affezionato alla famiglia! Lo ripeto. Aggiungo che a Valdigorgo rimasi anche perchè una delle ragazze Moser cominciava a piacermi. Per essere sicuro del terreno dove mettevo i piedi, come vuole il mio temperamento, un giorno discorsi di quella mia simpatia alla madre. La signora o previde che io non piacerei alla capricciosa figliuola o per la bella figliuola sperava un miglior matrimonio; ma, d'altra parte, temeva che io piantassi in asso il marito, e mi pregò di lasciar passar qualche tempo prima di dichiararmi.... E l'ingannatore sono io!
— Eugenia Moser accusata di sotterfugi, di simulazione, da voi?...
— Non da me; dai fatti — oppose egli. — Sono fatti, questi! Se li può smentire, aspetti che io abbia finito: ci sbrigheremo più presto.
Lo lasciai dire.
— Un bel giorno arrivò l'amico di casa....
Ma a vedermi urtato dalla espressione, si corresse subito: —.... un vecchio amico della famiglia; non così vecchio però da non innamorare a poco a poco la signorina che piaceva a me. Io non sospettavo; pensavo a un'affezione quasi paterna; non badavo alle chiacchiere. Il dottor Sivori sapeva le mie intenzioni, le sapevan tutti: perchè sarebbe stato sleale? Invece egli amava e innamorava la signorina.... E l'ingannatore sono io!...
Questa volta aveva colpito meglio. Io tacqui ancora. Fatto più sicuro dal mio silenzio, Roveni continuò: