— È un'insinuazione ridicola!
Io procedevo:
— Impossessandovi anche dell'onore di Moser pensavate: se Ortensia vuol salvare suo padre dal disonore, cederà; se non cede, mi vendico! Ah avere amato, desiderato, aspettato per degli anni, voi, e senza riuscirci! Aver speso duemila lire! Si ha diritto di possedere una bella ragazza per duemila lire!... La vostra vendetta doveva esser degna del vostro amore; della vostra passione!
Roveni rifletteva, senza più sforzo di dissimulare. Adagio, contro la mia irruenza, disse:
— E così io avrei dato di cozzo nel codice?.
— Non so che pezzo di carta basta a difendervi!
Anche questo mi aveva detto il curatore! Colpo non aspettava colpo. Bisognava fingere di nuovo.
— Benone! — egli riprese. — Ma che tutto ciò è assurdo, che è roba da romanzo, lo prova un'ipotesi molto semplice, molto probabile, che lei si è dimenticato di fare. Le parole grosse mandano a rotoli la logica! È logico supporre che nello stesso tempo che Ortensia avrebbe dovuto arrendersi a discrezione il curatore avrebbe potuto scoprir la frode. Come avrei fatto io, in tal caso, a salvar il padre per amor della figlia?
— Persuadendo Learchi ad accomodar tutto, o trovando altrove ventimila lire. L'avrete ben prevista la via di uscita!
— E lei è proprio convinto di tutto questo?