— Ah! ne ho un altro di cinque mesi. L'ho lasciato a casa per far più presto. Dormiva.
Andavano frettolosi; io ero incitato dalla donna che mi veniva dietro, quantunque ella tacesse e camminasse scalza. E volgevo il pensiero al disgraziato in preda alla febbre.
Se moriva, la poveretta era condannata all'elemosina. Ma la mia mente non poteva insistere in quella tristezza; invano il sentiero era oscurato ad ogni tratto dai pioppi, dalle acacie e dai giunchi: trapassando i rami e le fronde la luna, di là, pareva più fulgida, e nel chiarore diffuso sopra e intorno a me fluiva quella pacata letizia, l'illusione di una felicità tranquilla e uguale, per sempre.
Ortensia! Ortensia!
.... Finchè tornai a riflettere, quasi rimorso, all'ufficio che dovevo compiere; e solo allora pensai che poteva essermi necessario un lenzuolo, per un impacco.
Chiesi alla donna:
— Un lenzuolo l'avete?
— Oh, signore! Dove vuol che l'abbiamo un lenzuolo? Sono tre anni che non ne ho più uno!
Io stavo per dirle:
— Tornate indietro a prenderlo, a casa mia, quando la donna fece: