— Sia dunque fatta la vostra volontà! Ma vi dichiaro che non credo sia della signora Redegonda la parte principale di questa storia: è vostra, cara Marcella.

Ella rise, pur protestando:

— Ho detto la verità; credetemi.

Eugenia mi porse la mano.

— La restituzione della somma non ci sdebiterà con voi. La nostra gratitudine è anzi più grande perchè non ve ne avete a male.

Eh! Altro che avermene a male! Accettando, affrettavo la mia felicità. Infatti Marcella preparava il secondo tiro; e si valeva questa volta del fratello per lanciare una bomba a dirittura.

Mino in quel giorno di festa passeggiava e correva per ogni parte con un libro (chiuso) in mano; tanta aveva voglia di studiare! Con Marcella abbondava in carezze: a un certo punto si vide che le confidava le sue pene. Ne seguì un lungo colloquio; ma mentre fratello e sorella andavano a braccetto su e giù per la loggia, m'insospettirono le occhiate che il ragazzo mi volgeva di traverso. Poi, a un tratto, egli cercò Ortensia e le balzò al collo a baciarla senza dir nulla. La udivo gridare per liberarsene:

— Diventi matto?

Che diavolo mai gli aveva suggerito Marcella?

XII.